


bandini impiega il dialetto vicentino, il latino o un nitido italiano di ascendenze colte. evoca figure che appartengono a quella provincia italiana sopravvissuta quasi intatta a tutti i mutamenti, compresa la rivoluzione industriale.




















I Garzanti, 1980, IT. La sceneggiatura del film di Fellini introdotta da una nota di Oreste del Buono e dalla trascrizione delle interviste del regista agli orchestrali.
I Garzanti,1979, IT. In questo libro gli autori hanno catalogato, descritto e spiegato, con scanzonata ma informatissima sapienza, decine e decine di "luoghi comuni" cinematografici.


Garzanti, 1979, IT. Una valida testimonianza sull'intricata rete di rapporti che lega il formalismo russo alle avanguardie artistiche del tempo e al cinema sovietico del primo decennio post-rivoluzionario.




al numero 78 di via geras, una ragazza si ferma davanti a un palazzo che conserva il ricordo di una caparbia eleganza. sulla sua piccola moleskine color panna annota dettagli che ancora resistono allo sguardo: il portone in ferro battuto, gravato dagli anni; il pomello dorato, levigato da generazioni di mani, in cui sopravvive una luce stanca. tutto il resto ha ceduto con discrezione: l`intonaco si sfoglia agli angoli, crepe sottili attraversano in silenzio le pareti. come il palazzo, anche le vite degli inquilini sembrano reggersi per abitudine, in un equilibrio fragile e ostinato. al primo piano vive luciano, che nella vita e stato fedele soltanto alle parole crociate e alle lucky strike. adesso divide le sue giornate trai rimorsi e il merlo indiano pepito, l`unico che ancora gli rivolga la parola. di fronte, abitano aldo e nora, che hanno condiviso un`esistenza intera e ora si spartiscono la stanchezza del tempo. al piano superiore c`e ugo, orologiaio scorbutico, capace di riparare qualunque meccanismo, ma disarmato quando a rompersi e qualcosa nelle persone. piu su ancora si susseguono porte chiuse, dietro cui si consumano altre vecchiaie. si sfiorano appena, eppure qualcuno, negli anni, ha imparato a conoscerli piu di quanto immaginino. e la ragazza con l`agendina bianca: solo lei custodisce cio che resta di quelle vite dimenticate. nel suo romanzo, valeria usala entra nelle case degli altri e racconta generazioni che si credono lontane, ma finiscono per assomigliarsi. con una scrittura intima e precisa, l`autrice scava nelle crepe dell`abitudine, nella grazia ferita dei piccoli gesti, nella solitudine testarda che separa e insieme accomuna. e mentre quelle esistenze si sfaldano lentamente, una ragazza scopre che non basta custodirei ricordi degli altri per dare forma alla propria vita. cosi, cio che per qualcuno somiglia a una fine puo diventare, per lei, l`inizio di qualcosa di nuovo.

quanto puo essere misterioso un invito a cena? se arriva dalla contessa mazzucco, che detesta profondamente il genere umano, parecchio. soprattutto quando il destinatario e uno scrittore di poca fama che nulla ha a che fare con la nobilta. perche si, a meta degli anni sessanta, per qualcuno la classe sociale conta ancora, eccome. eppure eccolo li, seduto alla stessa tavola con un commendatore, un principe, un uomo dall`accento latino-americano che trasuda sangue blu da ogni poro e la nipote ribelle della padrona di casa. gli altri accompagnatori saranno pure meno titolati, ma non per questo piu cordiali. forse si domandano che cosa ci faccia lui tra loro. in realta, se lo chiede anche lui. lo scrittore ha la netta impressione che ciascuno degli ospiti sia li per chiedere qualcosa alla contessa, e che tra loro corrano legami segreti che nessuno desidera veder affiorare. di una cosa e certo: e la cena piu strana a cui abbia mai partecipato. prima ancora che arrivi l`hors d`oeuvre, il corpo senza vita della contessa viene trovato nel suo studio. tra gli invitati si nasconde un assassino. e nessuno puo andarsene: la villa e isolata dalla neve, il telefono e fuori uso. la polizia non puo intervenire, ma la giustizia, a volte, trova altre strade. a poco a poco, tutti gli indizi sembrano puntare proprio verso lo scrittore. o forse qualcuno vuole che sia cosi: in fondo e la pedina piu debole, almeno in apparenza. ma chi sa usare bene le parole sa anche far parlare gli altri. di cio che non avrebbero mai voluto dire. di segreti che il tempo non e riuscito a seppellire. simone tempia, alla sua prima prova di narrativa, ci conduce con ironia e mistero al cuore di un giallo dal gusto classico: una villa isolata, una sola lunga notte, un gruppo di personaggi tutti potenziali colpevoli. le risposte sono gia tutte li, sotto gli occhi del lettore. non di ogni lettore, pero: solo di quello piu attento e piu scaltro.

solo chi sopporta il gelo, puo amare l`aurora. ci sono due tipi di persone: chi corre e chi cammina. almeno cosi pensa synn ve. lei sta scappando. non ha quasi nulla con se, solo un barattolo che riempie di bottoni colorati da quando era bambina. senza una casa e segnata da un passato burrascoso, ha un`unica regola: non fermarsi mai, continuare a correre persino quando l`inverno stringe la sua morsa. finche un giorno, fuori da una caffetteria, incontra levi. a troms, tra i ghiacci della norvegia, levi accompagna i turisti a caccia di aurore boreali insieme al suo husky, snow. quando vede synn ve vagare senza meta, non riesce a distogliere lo sguardo. forse per la cicatrice che le attraversa il viso senza cancellarne la bellezza. forse perche anche lui e fuggito: dal canada in cui e nato e cresciuto; dalla propria storia; dalla propria identita, che tiene nascosta a tutti, anche a lei. entrambi scappano. entrambi sono feriti. entrambi custodiscono segreti. ma cercano la stessa cosa: qualcuno con cui ritrovare una leggerezza che credono perduta. qualcuno con cui danzare nell`aria dei giorni piu freddi, proprio come l`aurora. rita nardi, tra le prime e piu amate autrici di wattpad, torna in libreria con un romanzo dalle atmosfere innevate, sulla scia del suo bestsellerliberi come la neve, che ha superatole 60.000 copie vendute. una storia delicata e intensa, capace di scaldare il cuore come la prima volta in cui, nel buio della notte, si alzano gli occhi al cielo e compaiono i colori dell`aurora boreale.

il primo giorno di scuola, celeste entra in aula e non trova nessuno ad aspettarla. nessun bambino. nessuna famiglia ha avuto il coraggio di mandare i figli dalla nuova professoressa: una donna, nubile, quasi quarantenne, venuta da napoli. in quel paese della calabria basta un dettaglio per segnarti, uno sguardo per condannarti. celeste e arrivata li per amore. credeva che accanto a tonio avrebbe trovato un approdo sicuro. invece anche nella nuova casa nessuno la vuole: la madre la sopporta appena, le sorelle la escludono e persino tonio, giorno dopo giorno, sembra sfuggirle. a tratti celeste non lo riconosce. a tratti non riconosce nemmeno se stessa. fuori, l`italia corre verso il boom economico: arrivano i telefoni, cresce la speranza. ma non li. non in quella terra aspra e dura come una madre che non perdona. non in quel paese immobile, dove una maledizione grava sulla famiglia di tonio. celeste e un corpo estraneo: troppo moderna, troppo diversa. piu volte e tentata di andarsene. eppure, lei ha passato la vita a cavarsela da sola. e fatta per resistere, non per fuggire. ma questa volta porta in se una verita che non ha avuto il coraggio di confidare a tonio. una verita che potrebbe cambiare ogni cosa. e che presto non potra piu restare taciuta.

solo in casa isabel si sente protetta. li, da bimba, ha potuto giocare felice, al riparo dai bombardamenti. ancora oggi, vent?anni dopo, quei muri la difendono. saldi e immobili, come lei. per questo tutto deve essere in ordine: le posate allineate, le stoviglie lucidate, il giardino senza erbacce. un mattino, pero, isabel trova la scheggia di un piatto di porcellana. la prima incrinatura in un mondo perfetto, a cui ne segue presto una seconda, ben piu grave. quel giorno, si presenta sulla soglia di casa eva, la nuova fidanzata del fratello, che isabel e costretta a ospitare per qualche tempo. eva e l?estranea. ha i capelli ossigenati tagliati troppo alla moda, un rossetto rosso troppo audace. soprattutto, e troppo piena di vita e di entusiasmo, che riversa nelle stanze in cui echeggiano passi di danza e risate. nulla e piu immobile come prima. eva ruba il silenzio - o, forse, lo sta dissipando. mentre fuori la primavera tarda a mostrarsi, isabel sente sciogliersi un nodo nel petto. non solo. sente anche una pulsione, una gravita ineluttabile, che la spinge, suo malgrado, verso eva. eppure, qualcosa le dice di rimanere vigile. perche eva fa molte domande. forse la sua non e solo curiosita. forse c?e un segreto in quelle mura, un segreto che non appartiene a isabel. appartiene alla casa stessa, a pareti che non sono permeate di silenzio bensi di grida disperate e mai sopite. ci sono romanzi che ci sfidano a cambiare prospettiva. storie che parlano di ossessioni, scelte, superamento delle proprie convinzioni. di segreti svelati e di come non sempre la nostra verita coincida con quella degli altri. "l?estranea" e uno di questi.


con "poeta delle ceneri", pubblicato per la prima volta sulla rivista nel 1980 ma scritto a meta` degli anni sessanta, pier paolo pasolini immagina di rivolgersi a un pubblico nuovo, quello americano, che lo conosce esclusivamente come cineasta. questo curioso spunto e` il pretesto per un`autobiografia in versi in cui l`autore si dice pronto a una nuova vita, lontano da un`italia persecutoria e piccolo-borghese. nel raccontare la traiettoria della propria esistenza pasolini percorre un itinerario non lineare, fatto di improvvisi scarti e numerose riprese, variazioni di tonalita` e di formule espressive, con sfumature nostalgiche e spesso ironiche: trovano cosi` spazio ritratti familiari, episodi vissuti, ricordi di luoghi cari e descrizioni delle opere a cui sta lavorando. ad arricchire il volume, introdotto e commentato da gian mario villalta, e` presente anche il poemetto coccodrillo, che contribuisce ancora una volta a sancire quel connubio perfetto tra vita e opere che e` una delle ragioni profonde della grandezza di pasolini.

il volume raccoglie le novelle giovanili di d`annunzio, in parte confluite, dopo un`accurata selezione e revisione, nelle "novelle della pescara" (1902). l`esordio come prosatore, non ancora ventenne, avviene nel 1882 con uno smilzo libretto di racconti, "terra vergine", modellato su "vita dei campi" di verga. ma mentre lo scrittore siciliano dipinge una societa` di umiliati e vinti, d`annunzio celebra l`energia vitale e l`eros di uomini non , immersi nella natura lussureggiante dell`abruzzo. nuove suggestioni (flaubert, zola, maupassant) affiorano nelle raccolte successive: se nel "libro delle vergini" (1884) l`autore indaga come l`istinto e la forza della natura interagiscano con i condizionamenti culturali e sociali, nelle novelle di "san pantaleone" (1886) tratteggia non senza una certa carica polemica i costumi pubblici e privati della borghesia di provincia. lungi dall`essere la testimonianza di una fase artistica ormai superata, le prose di queste raccolte giovanili, con la loro varieta` di registri stilistici - dall`epico all`elegiaco al satirico -, possono essere considerate i cartoni preparatori dei futuri romanzi. il volume comprende le raccolte: "terra vergine", "il libro delle vergini", "san pantaleone", "i violenti".

la poesia coincide per antonella anedda con la passione per l`esistere e per una solitudine che non impedisce di vedere la luce delle cose, di cantarne laicamente il miracolo, di ascoltare senza sottrarsi il rumore del mondo. da tempo accolta nel canone letterario dei nostri giorni, anedda sa coniugare i caratteri della poesia piu` densamente espressiva con le ragioni di quella piu` raffinata e analitica. questo volume, che riunisce per la prima volta l`intera opera in versi, in parte rivisitata per l`occasione, conferma l`autorevolezza della sua voce poetica e delinea l`inconfondibile traiettoria di una scrittura sempre originale, spesso sorprendente.


in questo volume "stadelmann", "le voci", "essere gia` stati", "la mostra", "lei dunque capira`". a partire dal 1988, quando pubblica stadelmann, la scrittura per la scena prende un posto sempre piu` importante nell`opera di claudio magris. anche perche` i suoi testi teatrali accolgono spesso quella che ernesto saba`to contrappone alla , razionale e consapevole. la drammaturgia di magris fa dunque emergere verita` piu` profonde, quelle che magari non si sa neppure di possedere e che anzi, a volte, addirittura perche` contraddicono quello in cui si crede. non a caso, come annota nella sua prefazione guido davico bonino, questepie`ces rientrano in una drammaturgia del disagio, variamente esplorata. stadelmann, servitore e collaboratore di goethe, prende via via coscienza del disagio del vivere e dello svanire della vita. "le voci", giocando in apparenza sulla discrepanza tra voce umana e voce registrata, si ribaltano in una fiaba romantica su una ricerca di verita` e autenticita` che diviene ossessione e follia. "la mostra" mette in scena il destino minimo di un uomo, un artista morto in manicomio, e la sua regale, anarchica e colpevole autodistruzione, in una frantumazione dell`io che diviene babelica frantumazione del linguaggio. il microdramma "essere gia` stati" esplode, nonostante il tono apparentemente pacato, in una tensione estrema e radicale, in un desiderio di vivere postumi rispetto a se` stessi. "lei dunque capira`", riprendendo in forma di monologo al femminile il mito di orfeo ma dando la parola a euridice, amplia il disagio fino a una dimensione metafisica che comprende l`amore e l`impossibile ricerca della verita`.