


"uno dei piu` bei romanzi moderni che io conosca e` jules et jim di henri-pierre roche`": cosi` scriveva nel 1954 il giovane francois truffaut, che quasi dieci anni dopo avrebbe portato sullo schermo la vicenda inaudita e folgorante dell`armonioso triangolo che, nei primi anni venti, aveva avuto come protagonisti lo stesso roche`, lo scrittore austriaco franz hessel e la moglie di quest`ultimo, helen. e fu ancora il regista francese a tentare di promuovere la stampa almeno parziale dell`infinita serie di taccuini (330 in tutto) su cui roche` aveva annotato, dal 1901 alla morte, ogni dettaglio della propria vita e dei propri incontri. un catalogo in cui sfilano picasso e gertrude stein, duchamp e cocteau, picabia, satie e georges braque.





questo e` il primo dei sei volumi che presentano l`intera opera di schopenhauer. sono state messe a disposizione le carte manoscritte lasciate dal filosofo, dando accesso per la prima volta al suo laboratorio e consentendo di osservare momento per momento quello che egli stesso definisce "il processo di fermentazione" del suo pensiero, la genesi della sua filosofia.

tutto l`ottocento fu segnato da una figura misteriosa: kaspar hauser. il 26 maggio 1828 appare all`improvviso una strana creatura, con aria smarrita, che offre al primo che incontra una lettera indirizzata a un capitano della locale guarnigione. chi e` questo trovatello che non parla, non capisce e che nel giro di pochi mesi parla e scrive in modo coerente, dipinge, va a cavallo? un abilissimo impostore o addirittura un principe del baden, vittima sacrificale di inconfessabili intrighi dinastici?

caratteristica del sistema di hollywood e` quello di essere onnivoro: tutto cio` che riguarda i suoi personaggi gli appartiene, tutto fa parte della sua scena. alla fine si ha il sospetto che le ragioni commerciali stesse siano pretesto per una involontaria applicazione dell`art pour l`art. cosi` anche il libro fa parte del cinema di hollywood.

"dopo trentasei anni rileggo lolita di vladimir nabokov, che ora adelphi ripresenta... trentasei anni sono moltissimi per un libro. ma lolita ha, come allora, un`abbagliante grandezza. che respiro. che forza romanzesca. che potere verbale. che scintillante alterigia. che gioco sovrano. come accade sempre ai grandi libri, lolita si e` spostato nel mio ricordo. non mi ero accorto che possedesse una cosi` straordinaria suggestione mitica". (pietro citati)

il libro di "quei piaceri che chiamiamo, alla leggera, fisici", colette ebbe a dirne: "un giorno forse si riconoscera` che era il mio libro migliore".

l`inchino, il saluto, il bacio, i vari giochi del flirt da una parte, i comportamenti aggressivi, minacciosi, impositivi dall`altra, analizzati sceverando le costanti filogenetiche e l`elaborazione culturale, oltre che ricorrendo continuamente alla comparazione fra comportamento umano e animale. un libro che ha segnato una pietra miliare nello sviluppo dell`etologia umana.

"flaneur" come baudelaire per le vie di parigi, illuminista paradossale e lieve, flaiano passeggia per roma, e la guarda corrompersi stupidamente: luoghi comuni, accademismi, velleita`, mode e vezzi di una cultura che, sul finire degli anni sessanta, si parla e sparla addosso sono l`oggetto e il bersaglio di questo libro postumo. miscellanea di racconti, aneddoti, ricordi, graffianti definizioni e struggenti o disilluse passioni.



la lunga vita di due gemelli identici, chiusa in un cerchio magico con un raggio di poche miglia, intorno a una fattoria del galles ("sulla collina nera").


prendendo spunto dalla apparente follia di giorgio iii, bennett ha dato voce agli intrighi comici e sinistri che in quegli anni si svilupparono rigogliosamente attorno al re. non vi e` traccia, in queste pagine, della penosa cartapesta che di solito contrassegna il teatro di ricostruzione storica. da pitt a fox, da giorgio iii al suo malevolo primogenito, il principe di galles, tutti parlano e agiscono con una vivezza che lascia stupefatti. la vicenda finisce per disegnare un perfetto apologo sul delirio non solo dei potenti, ma innanzitutto di coloro che gli vivono accanto.

e un libro di racconti scritti fra il 1959 e il 1972. cosi` sciascia stesso: "... mi pare di avere messo assieme una specie di sommario della mia attivita` fino ad ora e da cui vien fuori... che in questi anni ho continuato per la mia strada, senza guardare ne` a destra ne` a sinistra (e cioe` guardando a destra e a sinistra), senza incertezze, senza dubbi, senza crisi (e cioe` con molte incertezze, con molti dubbi, con profonde crisi); e che tra il primo e l`ultimo di questi racconti si stabilisce come una circolarita`". una circolarita` che non ha per nulla intaccato, e anzi esalta, la felicita` e l`efficacia delle storie qui riunite come in un breve compendio delle molte voci narrative di sciascia.

e` un viaggio all`interno di un universo che fumaroli rifiuta di ricondurre alla comoda ma generica etichetta di barocco: le tappe principali sono rappresentate da alcuni grandi, da guido reni a caravaggio a poussin, ma interessanti appaiono anche le soste di fronte alle incisioni delle scuole di anversa e di parigi, agli arazzi dei gobelins. la loro lettura permette di ricostruire l`intero tessuto culturale del secolo, chiamando in causa tutte le arti e tutti i generi di discorso, dalla poesia frivola di marino a quella dotta di urbano viii, dalle favole di la fontaine alle ricerche in ambito musicale dettate dalle restrizioni del concilio di trento, dai trattati di eloquenza alle raccolte di prediche dei grandi artefici della riscossa cattolica.

alla vigilia dell`esecuzione jean lenoir, un famoso capobanda di belleville ha voglia di confidarsi indicando a maigret una "balera da due soldi" dove avrebbe trovato un uomo colpevole di un vecchio assassinio. dopo un mese dall`esecuzione maigret incontra per caso un uomo che parla della "balera da due soldi". al commissario non resta che seguirlo. sulla senna, vicino a morsang, trova questa balera e una festosa compagnia di benestanti parigini che ogni fine settimana si ritrova sul fiume per fare baldoria. ma trovera` anche un nuovo delitto e un`atmosfera angosciosa e assurda, in cui si cammina senza meta, "senza sforzo, senza gioia, senza tristezza, brancolando in una coltre di nebbia".

gli scritti dell`autore affrontano i temi piu` svariati: da maria antonietta ai sette dormienti, dai giardini ai tappeti, dall`uso delle metafore al lessico mistico. le vicende e la morfologia delle civilta` appaiono sempre come una mutevole costellazione di "intersignes", fino a comporre una "storia gnostica, quella che ci manca". massignon fu egli stesso un mistico e un uomo d`azione, coinvolto nelle operazioni piu` segrete sulla scena del medio oriente, un po` sulla falsariga di lawrence d`arabia, da lui venerato. massignon e` stato colui che ha compreso l`unita` e la misteriosa tensione interna fra le tre religioni del libro, accomunate dalla figura di abramo: ebraismo, cristianesimo, islamismo.

nel volume roth volle raccogliere il meglio dei suoi scritti giornalistici: una trentina di feuilleton apparsi per la maggior parte nella "frankfurter zeitung". e` una veloce panoramica delle esperienze fatte da roth a vienna e in germania, ma anche in francia e in albania: "figure e sfondi", come dice il sottotitolo. tra le "figure" sfilano i personaggi della vita d`albergo che sarebbe diventata la vita stessa di roth, gli oscuri colleghi in giornalismo, le ombre indaffarate che partecipano a un solenne ma effimero congresso: profili che un giorno acquisteranno nome nei romanzi di roth. tra gli "sfondi" emerge un ricordo che diviene una pagina memorabile: l`addio a tutto un mondo, con i funerali di francesco giuseppe.

questo volume dell`epistolario copre un quinquennio fondamentale nella vita di nietzsche. dopo la stesura della nascita della tragedia e delle considerazioni inattuali, egli comincia ad avvertire il peso della filologia come mestiere e avvia quel processo di emancipazione della metafisica e di ricerca della "liberta` di pensiero" che lo allontanera` definitivamente da schopenhauser e da wagner.

la storia sconvolgente di come l`europa concepi` l`idea di trasformare un continente, l`australia, in un immane campo di concentramento. pullulante di personaggi che fanno pensare a dickens e a dostoevskij, questa sinistra epopea, dopo essere stata a lungo rimossa, ha trovato in robert hughes il suo cantore.

il primo libro di elsa morante, una raccolta di racconti edita nel 1941, si intitolava "il gioco segreto". pubblicato quando l`autrice non aveva ancora trent`anni, esso ebbe un tiepido successo di stima e si merito` qualche benevola parola di incoraggiamento. la stessa morante lo dimentico` in gran parte e concorse a farlo dimenticare, riferendolo sempre alla propria preistoria. quando nel 1963, al culmine della maturita` e del successo, pubblico` "lo scialle andaluso", molti dei racconti del "gioco segreto" furono esclusi dalla nuova raccolta e cestinati. in questo libro "il gioco segreto" viene rivalutato non solo come prezioso incunabolo, ma come una fonte di luce nascosta che si irradia su tutta l`opera della morante e ne illumina il percorso sotterraneo.


maestro riconosciuto e venerato, ma anche occultato, della linguistica americana, harris ha sempre manifestato l`esigenza di introdurre la matematica nello studio della propria disciplina. ed e` una struttura matematica l`ordinamento gerarchico delle parole cui egli ricorre per dare conto della frase corretta e sensata. inoltre harris mostra costante attenzione per il significato: a sintassi e semantica va a suo giudizio attribuito un identico peso. ed e` proprio tale atteggiamento che gli permette di gettare luce sugli aspetti irriducibilmente paradossali del linguaggio: questo strano oggetto dove un supporto altamente formalizzabile (la sintassi) sostiene l`efflorescenza dei significati, che sfugge tuttora alle gabbie formali.


"io so soltanto che non e` stata, come si dice, la "inquietudine" a spingermi, ma al contrario - una assoluta quiete. non ho nulla da perdere. non sono ne` coraggioso ne` curioso di avventure. un vento mi spinge, e non temo di andare a fondo". (joseph roth) dalla steppa siberiana all`asfalto di parigi e berlino, fra amori difficili e amori impossibili: il romanzo del disincanto e dello smarrimento nell`aria di weimar.

"l`onorevole", quasi un morality play, percorre in tre atti folgoranti, sanciti da una chiusa beffarda dove pirandello sembra incontrare brecht, la vicenda di un modesto professore di liceo benedetto (e moralmente dannato) da una repentina elezione al parlamento e poi da una lunga carriera politica fatta di meschinita` e menzogne, intrighi e compromessi, cedimenti e tradimenti pubblici e privati. "l`onorevole" (1965) e la "recitazione della controversia liparitana dedicata ad a. d." (1969) sono testi originali scritti appositamente per il teatro. solo in apparenza diverso il caso dei "mafiosi" (1965), radicale rifacimento della commedia dialettale di giuseppe rizzotto e gaspare mosca "i mafiusi di la vicaria" (1862), apologia della mafia stravolta consapevolmente.

"risvegli" e` il racconto sconvolgente di come alcuni pazienti vennero risvegliati, mediante un farmaco somministrato da sacks stesso, dopo quarant`anni di sonno.


"la domanda cui cerchero` di rispondere e` la seguente: perche` gli uomini invece di stare fermi se ne vanno da un posto all`altro?" (bruce chatwin a tom maschler, 1969).


all`inizio di questo libro, il terzo della sua autobiografia, canetti ci appare circondato dai relitti fumanti del rogo in cui sono stati distrutti i libri di kien, il protagonista di "auto da fe`". attorno a se`, vede il deserto e un`incombente rovina. poi, a poco a poco, la scena ricomincia a popolarsi, e le figure che vi si mostrano sono memorabili. innanzitutto hermann broch, che ci viene incontro come . poi hermann scherchen, l`infaticabile direttore d`orchestra . poi anna mahler, figlia del compositore, con la quale canetti intreccia un complesso rapporto amoroso. poi lo scultore fritz wotruba, irruento e selvaggio, come . infine musil, , nel suo totale isolamento; e alban berg, che si espone al mondo nella sua totale gentilezza d`animo, mentre un lieve cenno di ironia gli sfiora la bocca. e, ogni volta, in questi ritratti in movimento, avvertiamo lo straordinario dono fisiognomico di canetti. un gesto, un modo di respirare, un accento, una reticenza, tutto diventa cifra di una figura, emblema di un qualcosa di unico, che pero` svela un tratto della natura di cui siamo fatti. dietro a quel dono riconosciamo una fonte inesauribile dello scrittore canetti: la sua . a mano a mano che si delineano i profili delle figure, risalta anche, come una presenza palpabile, lo sfondo: vienna. di questa citta`, vista nei suoi ultimi anni di grandezza, nessuno ha saputo tracciare un ritratto altrettanto preciso e affascinante. come la vienna dell`"uomo senza qualita`", sull`orlo della prima guerra mondiale, questa di canetti, negli anni che precedono l`annessione nazista, e` un sistema di orbite planetarie, dove conducono esistenze parallele alcune forme pure ed estreme del vero e del falso. per canetti, il vero erano sei o sette persone che

bonaventura e` stato definito l`ultima maschera della commedia dell`arte. "qui comincia la sventura del signor bonaventura", presentato con illustrazioni e musiche originali, e` in questo senso un felice esempio. la lingua di tofano (o meglio "sto") e` nutrita dei succhi di una tradizione letteraria che spazia da metastasio ai futuristi. e` una lingua fatta di ritmo e di fantasia inesauribile, della quale si fa apprezzare soprattutto il doppio registro: per la freschezza dell`invenzione e la gratuita` del gioco essa incanta il pubblico bambino, ma al tempo stesso riserva all`intelligenza dell`adulto il piacere di assaporare uno stile di rara leggerezza.



roth racconta in questo libro (apparso per la prima volta nel 1935) una storia di napoleone, precisamente la fase piu` drammatica del suo epos, quella che va dalla fuga dall`elba sino alla disfatta di waterloo e all`imbarco per sant`elena. sono "cento giorni" che fecero sognare al mondo, per un`ultima volta, prospettive nuove. ma a roth lo sfondo storico non interessa se non in quanto occasione per giungere a qualcos`altro. cio` che lo attira innanzitutto e` la possibilita` di mostrare napoleone "nella sola fase della sua vita in cui e` `uomo` e infelice... vorrei fare di un grande un umile".

"i temi di queste poesie sono l`amore e la disonesta`, i due poli tra i quali ci siamo trovati a soggiornare nel nostro secolo, pronti a gloriarci della loro occasionale divergenza ma bravissimi, anche quando siamo sfortunati, a conciliarli fra loro, a fonderli insieme. ci sono buone ragioni se i versi del poeta oscillano tra la piu` intensa tenerezza e parossismi di indifferenza, e se da queste oscillazioni nasce uno stridente lirismo che non ha precedenti". cosi` scrive iosif brodskij presentando queste dieci poesie di w. h. auden, composte negli anni trenta.

da quando galileo e newton affermarono che la natura e` scritta in linguaggio matematico, il numero e` diventato il baluardo di ogni certezza, in un mondo dove le certezze in genere tendevano a dissolversi. ma che cos`e` il numero stesso? in questo libro barrow conduce il lettore dapprima attraverso i sistemi di computo delle piu` antiche ed eterogenee culture, in una sorta di iniziazione all`entita` prima, il numero, della quale vuole cogliere la natura. prosegue poi esaminando la posizione delle tradizionali scuole (formalisti, convenzionalisti, intuizionisti) che continuano a confrontarsi sui fondamenti della matematica. infine, lascia intravedere una possibile, nuova prospettiva del platonismo.

gli idoli sono le vecchie verita` cui gli uomini hanno creduto sinora. socrate, per n. ha corrotto l`anima greca col veleno della "ragionevolezza a tutti i costi". affronta poi il problema della trascendenza. riprende anche un tema favorito, la "morale come contro-natura". successivamente designa gli errori che hanno traviato gli uomini: la confusione tra causa e effetto, il concetto della causalita`, il ricorso a cause immaginarie per spiegare le azioni e infine il concetto del libero arbitrio. nelle notazioni sulla "psicologia dell`artista" n. esalta l`arte come stimolatrice della vita e vede l`"ebrezza" come condizione preliminare di ogni creazione artistica. predica infine il ritorno alla natura come "amor fati".

da quando l`oriente e` diventato la discarica degli orrori dell`occidente, il "viaggiatore incantato" puo` trovarsi a scoprire templi maestosi, divorati dalla vegetazione, all`interno di una corona protettiva di zone minate. cosi` accade ancor oggi, vent`anni dopo il conflitto in vietnam, quindici dopo il genocidio in cambogia, mentre l`indocina si riapre agli stranieri e ai consumi e mostra le atroci rovine economiche e culturali delle guerre ideologiche piu` violente e piu` vane del nostro secolo. l`occhio e la penna di arbasino ci trasmettono lo stupore provato di fronte al sorriso del buddha affiorante da antiche pietre, come di fronte ai migliaia di teschi umani ordinati su scaffalature nel monumento-ossario dedicato alle vittime cambogiane del 1975-1979.

agguerrito esploratore di "un territorio oscuro e sconosciuto di cio` che egli chiama menterama" (martin gardner) rudy rucker si dedica in questo libro a un tema che ha sempre affascinato "chiunque abbia un minimo di interesse per la matematica e per la fantasia": le dimensioni che si aprono al di la` delle tre che siamo convinti di conoscere, a partire dalla quarta (il tempo?) sino alle infinite dello spazio hilbertiano. rucker riesce in questa impresa coniugando le divergenti virtu` del narratore e dello scienziato rigoroso. pur di rendere evidenti i piu` ardui problemi, l`autore e` anche ricorso ad appositi stratagemmi: cosi` il libro e` accompagnato da disegni e problemi, dei quali vengono offerte alla fine anche le soluzioni.

"la rovina di kasch tratta di due argomenti: il primo e` talleyrand, il secondo e` tutto il resto" (italo calvino). l`eta` delle rivoluzioni racconta il suo naufragio.






la presente edizione propone, con testo a fronte, tutta l`opera di holderlin, comprese le "liriche della follia". la traduzione di mandruzzato vuole essere una vera versione poetica, leggibile di per se` come poesia. un suo lungo saggio accompagna le traduzioni. le liriche sono annotate e il testo tedesco, pur fondato sulla canonica edizione beissner, tiene presenti anche gli ultimi dibattiti filologici holderliniani.



"il mondo e` una superficie piana come quella di una carta geografica, sulla quale i flatlandesi scivolano senza sovrapporsi. la loro e` una societa` rigidamente gerarchica: la casta piu` vile e` quella delle donne". un classico del fantastico, con un saggio di giorgio manganelli.

come sempre candido e scaltro twain irride ogni cosa, dal governo centrale ai coyote e ci offre una sequenza di 79 capitoli che sono ciascuno un piccolo romanzo, con la prodigalita` di un giocatore di roulette che per una volta e` uscito dalla bisca per farsi ripulire. ogni capitolo e` una chiacchierata intorno al fuoco e la somma di queste chiacchiere e` un`epopea. twain ride per sopravvivere, e far sopravvivere, in mezzo agli orrori e allo splendore del west.


















morte dell`inquisitore (1964) occupa un luogo del tutto a parte nell`opera di leonardo sciascia. la ragione ne fu data dall`autore stesso: . un libro, dunque, fondato su un mistero non del tutto svelato, forse non del tutto svelabile. e inoltre il libro dove sciascia ha disegnato la figura di un suo antenato ideale, l`eretico diego la matina (). il tema dell`inquisizione, infine, rimane (e rimarra` sempre) quanto mai delicato, perche` - come scrisse sciascia stesso con memorabile efficacia - . parole che ci fanno intendere, come meglio non si potrebbe, l`attualita` immediata che questo libro ha per noi e confermano un`altra annotazione di sciascia: .

"all`interno del collegio non avevo potuto constatare alcun mutamento di rilievo, se non il fatto che la stanza cosiddetta di soggiorno nella quale eravamo stati educati al nazionalsocialismo era adesso diventata una cappella, e al posto del podio su cui prima della fine della guerra era salito grunkranz per insegnarci la dottrina della grande germania c`era adesso un altare, e alla parete dove prima c`era il ritratto di hitler pendeva adesso una grande croce, e al posto del pianoforte che, suonato da grunkranz, aveva accompagnato i nostri inni nazionalsocialisti come die fahne hoch! oppure es zittern die morschen knochen c`era adesso un harmonium. l`intero ambiente non era stato nemmeno ritinteggiato, evidentemente mancavano i soldi, sicche` nel punto dove adesso era appesa la croce si poteva ancora scorgere la macchia, bianchissima e vistosa sulla superficie grigia della parete, dove per anni era stato appeso il ritratto di hitler". in questo primo volume della sua autobiografia, bernhard ha voluto subito raccontare un periodo della sua vita a cui risale il manifestarsi di una lesione insanabile in lui: i mesi passati durante la guerra nel convitto nazionalsocialista di salisburgo, fra macerie e angherie, e i mesi passati nello stesso collegio, ora chiamato johanneum, e retto da sacerdoti cattolici, sempre fra angherie, all`inizio di una ottusa pace. nell`intima compenetrazione salisburghese fra nazismo e cattolicita`, nella vocazione della citta` al suicidio (una delle piu` alte percentuali europee) e all`arte universale, nella scuola come offesa permanente, nella capacita` locale di cancellare la memoria e sovrapporre una nobile decorazione a un fondo putrido, bernhard riconosce una costellazione atroce e beffarda alla quale da sempre ha tentato di sottrarsi: e qui la presenta e la ripercorre in pagine ossessive, implacate. il piccolo thomas bernhard, al convitto nazionalsocialista, suonava il violino nella "stanza delle scarpe", "piena zeppa di centinaia di sca



nietzsche, kraus, robert walser, adorno, bazlen, ce`line, benjamin, freud, benn, brecht, schreber, wedekind, bloy, reich, le`autaud, heidegger, michelet, stendhal, marx, weininger, simone weil, stirner, flaubert, hofmannsthal: di loro - e di altri (tutti appartenenti a quell`eta` arcaica che fu chiamata ) - si parla in questo libro. sono incontri che hanno lasciato traccia in saggi, indagini, articoli composti nel corso di piu` di vent`anni e qui presentati nell`ordine in cui sono stati scritti. le connessioni sono molto fitte - e dovrebbero affiorare strada facendo. cosi`, se all`inizio incontriamo la tesi di nietzsche su , alla fine le rispondera` un saggio su quel terrore delle favole che sta sul fondo della disputa teologica di platone contro omero e ancora oggi opera fra le quinte della nostra mente. come anche: percorre il libro da capo a fondo, ma gia` e` accennato nel titolo, un simultaneo omaggio ai mani di walter benjamin e di alfred hitchcock.

