
la storia di firenze raccontata da un grande politico e prosatore del cinquecento. introduzione e note di alessandro montevecchi.






alla vigilia della seconda guerra mondiale corfu` e` per il piccolo gerry un paradiso terrestre incontaminato e ricco di avventure. la natura e` il libro di scuola su cui studiare, con le sue infinite varieta` di uccelli, pesci, insetti, da collezionare, osservare e allevare. accanto all`inesauribile ricchezza delle specie animali, gerry ha poi a che fare con la fauna umana, forte di continui spunti di comicita`. a cominciare dalla famiglia: margo, la sorella, che segue strane cure dimagranti; il fratello leslie, appassionato di armi e balistica; l`altro fratello, larry, lo scrittore dallo spirito caustico e la battuta pronta, che introduce nella villa dei durrell, gia` affollata di animali, ospiti alquanto stravaganti.





cesura fondamentale nella storia tedesca del cinquecento, la riforma protestante apre anche una nuova era nella storia dell`intero continente europeo, l`eta` moderna. l`unita` della cristianita` era stata la principale caratteristica dell`europa preriformistica: in quella unita` avevano trovato il loro punto di contatto la chiesa e il mondo, la religione e la politica. i limiti di quella coesione finiranno per innescare il conflitto interno al mondo critiano. la figura e il pensiero di lutero, la pubblicazione delle tesi luterane nel 1517, i contrasti con l`impero e con il papato, la guerra dei contadini, la diffusione del movimento riformatore nelle citta`, l`adesione dei principi tedeschi, la pace di augusta del 1555: sono i passaggi fondamentali di un processo storico che vede ridelinearsi il rapporto tra religione e societa`, stato e chiesa, per sfociare nel definitivo tramonto del mondo tardomedievale.


nell`aprile 1864 il dottor giacomo melini trascrisse un manoscritto attribuito a flamel e scritto, pare, nel 1382. il manoscritto ha per titolo il segreto della polvere di proiezione e il melini, fondatore e presidente della societa-filantropo-magnetica di firenze, termina il 23 di aprile del 1864 la traslazione grafica di tale manoscritto. il melini, conoscitore dell`alchimia, trascrive con pazienza monacale tutto il manoscritto e ne riproduce con evidente perizia la simbologia alchemica acquerellando con giusta e vera corrispondenza cromatica le figure che accompagnano il testo e che in questo volume vengono riprodotte. il manoscritto atttribuito a flamel, ha in ogni caso tutte le caratteristiche di un testo sapienziale. dichiarare della sua autenticita e comunque compito arduo, poiche ogni testo alchemico, rappresentando per suoi versi la philosophia perennis, chiede il dolce tepore dell`anonimato. sarebbe tuttavia ingiusto non riconoscere a questo dettato, che viene riprodotto grazie alla scoperta del manoscritto del melini, una precisa aderenza alla piu profonda cognizione alchemica. si dira anzi che la simbologia quivi espressa e di rara pregnanza e carica di "soluzioni informative". la riproduzione degli acquerelli e quella del simbolismo alchemico-astrologico danno un particolare e raro valore al volume, che proprio per questo si e deciso di stampare in formato piu grande del solito, quasi per dare evidenza e rilievo di totale scoperta ad un`opera che trasmette i segreti dell`operazione esoterica. secondo quanto dice il flamel presunto autore dell`opera, il libro fu da lui dedicato al nipote della moglie perenelle in funzione testamentaria. al testo di flamel, sempre riprodotto nello stesso manoscritto del dottor giacomo melini, si unisce quello di giorgio aurach scritto nel 1475. alchimista assai insolito e poco noto, che nel suo testo ricorda soprattutto l`elegante e significante mondo dei colori alchemici nella loro svariata, ma mai bizzarra o distratta i

in un momento in cui il disordine sembra regnare nei ragionamenti e la voce del piu` forte sembra nuovamente prevalere, rileggere queste pagine di jaspers ci aiuta a ritrovare il significato di concetti come ragione, verita`, realta`, democrazia, politica. karl jaspers (1883-1969) insegno` a heidelberg fino al 1937 quando ne fu allontanato per aver sposato un`ebrea. dopo un breve rientro in germania appena finita la guerra, si` stabili` definitivamente a basilea dove continuo` a insegnare fino alla morte.

un atto di lettura e` all`origine di questo giallo storico. la curiosita` dello scrittore viene attratta da un libro, dimesso e periferico in apparenza. lo scrittore precipita nella lettura, ma inciampa in una nota a pie` di pagina. la brevita` della nota stenta a contenere l`immanita` del fatto. recita la nota: "nella lettera del 16 agosto 1956 l`abadessa sr. enrichetta fanara del monastero benedettino di palma montechiaro cosi` scriveva a peruzzo: `quando v. e. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunita` offri la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. il signore accetto` l`offerta e il cambio: dieci monache, le piu` giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore`". il "pastore" delle giovani "pecore", che si lasciarono morire di fame e sete in una lunga agonia, era il vescovo di agrigento giovanni battista peruzzo: il "vescovo dei contadini" che, in nome della giustizia sociale, e a dispetto del professato anticomunismo, aveva messo il suo carisma e la sua possente eloquenza al servizio dei deboli e degli abbandonati: contro gli agrari; e contro quella "struttura di peccato", che era il latifondo incolto. immancabilmente, due proiettili ferirono a morte il vescovo. era una sera d`estate del 1945. dieci monache offrirono le loro vite a dio. il vescovo sopravvisse al baratto. mentre dieci cadaveri si dissolvevano nel silenzio di una strage dimenticata.











"ai tempi in cui si scriveva a mano, c`era uno scrittore che scriveva storie tristi. erano piuttosto belle, le sue storie, ma cosi tristi che nessun editore le voleva stampare, per paura che le macchine stampatrici si mettessero a piangere, e arrugginissero di lacrime". cosi comincia la storia che da` il titolo a questa raccolta. ma scommettete che, alla fine, quelle storie non saranno piu` tristi, e saranno stampate, e le macchine rideranno e non arrugginiranno? scommettete che rideranno anche i bambini, pagina dopo pagina, leggendo? le risate e la lettura, si sa, distruggono ogni ruggine. eta` di lettura: da 6 anni.

bob dylan incarna da piu` di mezzo secolo lo spirito dell`america - e per suo tramite lo spirito del mondo. i suoi testi, fusi con le musiche cui hanno dato anima e senso, hanno generato canzoni che sono diventate le fondamenta di un sogno collettivo. i tre volumi di "lyrics" raccolgono tutta la produzione poetica di questa voce inimitabile e inconfondibile, organizzandola cronologicamente e arricchendola di una traduzione e un apparato di note, entrambi a cura di alessandro carrera, che non hanno eguali per finezza e capillarita` nel panorama mondiale.

col titolo di lezioni di metodo storico si pubblica il testo, ricostruito da luigi firpo, di uno strumento didattico che chabod ebbe carissimo negli ultimi vent`anni della sua attivita` di maestro degli studi di storia. le lezioni, mentre costituiscono una preziosa testimonianza sull`uomo chabod e sul suo modo di educare i giovani all`impegno critico rigoroso, rimangono ancora oggi un insostituibile strumento di lavoro. federico chabod (aosta, 1901-roma, 1960), uno dei piu` grandi storici italiani del novecento.

capolavoro del boccaccio, il "decameron" e` la rappresentazione della commedia dell`esistenza nei suoi risvolti comici, tragici, grotteschi, elegiaci, recitata dall`intelligenza e dall`ingegno nella lotta contro la natura e il caso. dallo scontro, dalla dialettica tra queste forze - movente pittoresco, non unico, l`amore - nascono l`avventura, l`intrigo, la beffa, il gioco degli equivoci: sfilano le figure indimenticabili degli sciocchi, delle femmine astute, dei preti ipocriti e degli imbroglioni sinistri. ma accanto all`affresco ridanciano e scanzonato brillano le virtu` individuali: la finezza d`animo, l`eroismo, la pungente arguzia, lo struggente amore, la passione ardente e delicata.



guida per conoscere (e amare) l`altra letteratura". questo sottotitolo indica la funzione del volume: un modo per avvicinarsi a un genere poco conosciuto e giudicato da molti minore. il libro colma una lacuna proponendo finalmente una guida completa, aggiornata e ragionata sul romanzo di fantascienza, analizzando i cento autori che hanno fatti la storia della science fiction mondiale e i cento libri piu` importanti del genere, suddivisi per grandi temi: dai viaggi nel tempo alle avventure spaziali, dalle utopie al cyber.



e cosi` accade che una studiosa come chiara frugoni lasci i sentieri della ricerca e torni a quelli di ciottoli che conducono a solto, un piccolo paese dell`alta bergamasca, e alla casa dei nonni materni, dove ha passato tutte le estati della sua vita. vi torna per raccontare un tempo che e` stato quello dell`infanzia. con un fortissimo senso delle radici e affidandosi alla nettezza dei sentimenti, chiara frugoni ricorda questo villaggio contadino prima della sua definitiva trasformazione: attingendo soprattutto a memorie private, ai personaggi famigliari che vogliono uscire da fotografie e quadri per prendere la parola e tornare a ripercorrere i propri destini. chiara frugoni illumina i bellissimi occhi chiari dello zio dottore, elegante anche per sentieri e strade infangate, scolpisce la laboriosa severita` di censo, il falegname, evoca la ruvida nonna teresa e il pio nonno serafino, si attarda su diodata, sorella del nonno, scrittrice travolta dalle teorie dannunziane, vessillo di un`emancipazione senza liberta`, morta chiedendo una coppa di champagne, rammenta in un nostalgico ritratto la misteriosa nonna dina. la costellazione di personaggi si complica e si approfondisce lungo un arco temporale di un secolo. in questa "autobiografia con figure" si dispiega un mondo scomparso che e` chiamato a dirci di cosa non deve andar priva la nostra memoria.



la sofferenza, la rinascita, la bellezza nella via crucis che ha commosso il mondo. roma, 10 aprile 2020, venerdi` santo. nel pieno della pandemia, la via crucis celebrata dal papa non si svolge in mezzo alla folla, nel colosseo, ma nella piazza san pietro deserta, sotto lo sguardo dell`antico crocifisso della chiesa di san marcello al corso. le parole che risuonano nella notte della morte e del dolore provengono dalla parrocchia del carcere di padova: a meditare sulle quattordici stazioni della passione di cristo e` un`intera comunita` di uomini e donne che abita e lavora in questo mondo ristretto. "mi sono commosso" ha scritto papa francesco. "mi sono sentito molto partecipe di questa storia, mi sono sentito fratello di chi ha sbagliato e di chi accetta di mettersi accanto a loro per riprendere la risalita della scarpata." in questo libro, partendo dalle meditazioni sulla via crucis raccolte e scritte insieme alla giornalista e volontaria tatiana mario, don marco pozza ha costruito un racconto sulla fede e la risurrezione dei viventi: la via crucis di gesu` diventa cosi` una via lucis degli uomini, la cui sofferenza e` stata riscattata da cristo in persona. "mai celebrata una via crucis cosi`" scrive l`autore. "pareva davvero d`attraversare l`odio desiderando l`amore."

sorgeva l`alba del 5 aprile 1453. tutto il territorio tra il mar di marmara e il corno d`oro era ricoperto da una moltitudine di fanti, cavalieri e marinai, vestiti nelle foggie piu` diverse, che si agitava al ritmo di trombe e tamburi. non vi era nulla di festoso in quello spettacolo. i cristiani piu` avveduti capirono che stava per iniziare la grande scorreria dei turchi in europa e in italia. al secondo canto del gallo del 29 maggio 1453, quell`immenso esercito guidato dal giovane maometto ii si mise in marcia, dando inizio alla guerra tra oriente e occidente. da quel momento tra i villaggi e le popolazioni dei balcani, dell`austria e dei territori orientali e costieri dell`italia risuono` sempre piu` spesso un grido che, se nelle diverse lingue e dialetti assumeva toni ed echi differenti, conservava tra i profughi stiriani, sloveni, ungheresi, carinziani, friulani, pugliesi o calabresi, un comune significato di terrore ed il costante timore per un futuro di dolore e schiavitu`: "mamma li turchi".




con giovanni botero la "ragion di stato", per la prima volta nella storia delle idee, diventa oggetto di una riflessione ampia e articolata che fa emergere (anche se poi la formula e` stata usata con un`accezione riduttiva, distante da quella originaria) una scienza del governo monarchico, di ispirazione cattolica e con intenti chiaramente antimachiavellici, ma con non pochi debiti nei confronti dell`autore del "principe". lungi tuttavia dal limitarsi a un`opera di confutazione, il trattato di botero sfrutta un`ampia informazione che alla solida cultura classica e scritturale congiunge conoscenze storico-geografiche derivanti dalle scoperte avvenute durante il secolo. e rispecchia una visione in cui la politica e` legata non solo alle leggi e alle armi, ma anche all`economia e alla demografia. decisamente moderna e` la sua concezione di misurare la potenza di uno stato dalle variabili economiche, fra le quali da` la massima importanza allo sviluppo delle attivita` produttive e commerciali. la presente edizione critica propone il testo definitivo del 1598, arricchito da tutte le varianti delle principali versioni precedenti (non solo la princeps del 1589, ma anche quelle del 1590 e 1596), il che consente di seguire il lavoro di revisione condotto dall`autore. introduzione di romain descendre.






"il titolo scelto per questo saggio di autocomprensione sottolinea i due tipi di limite cui l`impresa e` sottoposta. in primo luogo, l`aggettivo intellettuale avverte che l`accento principale sara` posto sullo sviluppo del mio lavoro filosofico e che saranno richiamati soltanto quegli eventi della mia vita privata che sono suscettibili di illuminarlo. in secondo luogo, parlando di autobiografia tengo conto delle trappole e dei difetti che attengono al genere. una autobiografia e`, innanzitutto, il racconto di una vita; come una qualsiasi opera narrativa, essa e` selettiva e, pertanto, inevitabilmente angolata. inoltre, una autobiografia e`, in senso vero e proprio, un`opera letteraria; a questo titolo essa riposa sullo scarto talora benefico, talaltra nocivo, fra il punto di vista retrospettivo dell`atto di scrivere, di inscrivere il vissuto, e lo svolgimento quotidiano della vita; proprio questo scarto distingue l`autobiografia dal giornale. infine, un`autobiografia riposa sull`identita`, e dunque sull`assenza di distanza fra il personaggio principale del racconto, che e` se stesso, e il narratore, che dice io e scrive alla prima persona singolare". (paul ricoeur)


l`autore, studioso di immaginario fantastico e noir, analizza in questo libro la presenza dei mostri che, apparentemente cacciati dalla realta`, sono tornati prepotentemente in ogni film di fantascienza o di horror-thriller che si rispetti.
La Biennale, 1982, IT. Dossier degli anni '80: cinema e televisione III - Repubblica Federale Tedesca. Contiene manoscritti veneziani n. 6.

le "georgiche" nascono nel solco del poema didascalico ellenistico e hanno alle spalle il "de rerum natura" lucreziano. virgilio non rifiuta il fascino di una raffinata elaborazione stilistica, accoglie l`esistenza di un disegno organico della materia ma piega gli strumenti comunicativi alla concretezza dei contenuti.



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considerati tra i capolavori della letteratura del novecento, questi quindici racconti - terminati nel 1906 ma pubblicati soltanto nel 1914 perche` per la loro audacia e realismo gli editori li rifiutarono - compongono un mosaico unitario che rappresenta le tappe fondamentali della vita umana: l`infanzia, l`adolescenza, la maturita`, la vecchiaia, la morte. fa da cornice a queste vicende la magica capitale d`irlanda, dublino, con la sua aria vecchiotta, le birrerie fumose, il vento freddo che spazza le strade, i suoi bizzarri abitanti. una citta` che, agli occhi e al cuore di joyce, e` in po` il precipitato di tutte le citta` occidentali del nostro secolo.


nel 1935 cesare pavese viene condannato a tre anni di confino a brancaleone calabro per aver tentato di proteggere la donna amata, militante nel pci. il carcere, pubblicato solo nel 1948, nasce cosi` da una storia di privata solitudine e riapre il problema del solipsismo intellettuale cui pavese riconobbe, scrivendo dieci anni dopo la casa in collina, di essere ancora legato. l`esilio forzato in un luogo tanto diverso e lontano dal suo mondo piemontese d`origine e` meta` condanna meta` alibi del suo volersi fuori dal mondo, del suo guardare la vita "come dalla finestra del carcere". l`ingegnere, protagonista del romanzo, e` un intellettuale che imputa a se` stesso piu` che al mondo la responsabilita` della propria situazione, rifiutando di riconoscervi delle giustificazioni politiche in un periodo in cui maggiore era il consenso degli italiani al regime fascista, tra la guerra d`abissinia e quella di spagna. il confino diventa atteggiamento, presa di posizione, un modo d`essere che pavese aveva sempre considerato come costitutivo e insieme limitativo della propria esperienza.


tra i temi: ancora sul padre cesari, per un giudizio equilibrato; un`operetta di pietro borsieri ed una di pietro giordani; le lettere di pietro giordani e antonio papadopoli; pietro gioia, pietro giordani e i tumulti piacentini del 1846; due cospiratori che negarono di aver cospirato; il leopardi e la rivoluzione francese; epicuro, lucrezio e leopardi; de amicis di fronte a manzoni e a leopardi.

un manuale per la conservazione dei centri storici aggiornato alle ultime tecniche e metodologie. lo studio, concentrato su un sito specifico, e` esemplare per tutte le aree a rischio sismico.

inghilterra, xviii secolo: la bella e onesta pamela andrews, che ha dovuto abbandonare la campagna e gli adorati genitori per entrare al servizio di una famiglia aristocratica, subisce nella sua nuova casa le morbose attenzioni del giovane padrone, il conte di belfort, il quale tenta ripetutamente e brutalmente di sedurla. fermamente decisa a conservare la sua virtu`, pamela, con il suo candore e la sua irreprensibilita`, riesce infine a guadagnarsi l`amore sincero del suo spasimante e, soprattutto, l`onore di un matrimonio socialmente rispettabile.





dei 142 libri che componevano l`imponente "storia" di livio ne sono pervenuti solo 35. con stile maestoso e scorrevole il grande storico ripercorreva le vicende di roma, dall`arrivo di enea in italia ai funerali di druso, figliastro di augusto (9 a.c.), con l`intento di fornire all`urbe, nel momento culminante della sua potenza e della sua gloria, un`esposizione artisticamente valida del suo passato. il successo della storia liviana fu enorme fin dall`antichita`, non solo per il suo valore storiografico quanto per la visione d`insieme, che vede quasi prevalere gli aspetti artistici, letterari e morali su quelli puramente storici. dopo il racconto della leggendaria fondazione e dei successivi due secoli di monarchia (libro i), si passa (gia` nel libro ii, e successivamente nel iii e nel iv raccolti in questo volume, e ancora nel v) alla rievocazione del periodo repubblicano, delle guerre contro gli etruschi di porsenna e i popoli confinanti, della nascita ed evoluzione del conflitto sociale tra plebe e patriziato, della redazione delle xii tavole, della presa di veio, fino alla tragica invasione gallica culminata nel grande incendio di roma del 390 a.c.


dopo un`ampia introduzione curata da marcello ciccuto, il volume raccoglie le novelle italiane composte nel corso del cinquecento. tra gli autori proposti: girolamo morlini, niccolo` machiavelli, marco cademosto, matteo bandello, pietro fortini, antonfrancesco grazzini, ascanio de` mori.

torna il libro piu` fortunato del novarese dante graziosi, da cui e` stato tratto uno sceneggiato rai. sono i ricordi di un medico degli animali che ci accompagna tra natura, tradizioni, cascinali, osterie, personaggi e storie della nostra provincia italiana negli anni a cavallo dell`ultima guerra, quando nella "terra degli aironi" la saggezza contadina insegnava: "si puo` sbagliare a curare un cristiano ma gli animali no, gli animali devono guarire, non ci sono santi!" al lettore, anche giovane, arriva l`eco della celebre canzone di paolo conte: "sulla topolino amaranto si va che e` un incanto...". con una nota di roberto cicala.