




















questa , che attraversa gli scritti di henri michaux da "chi fui" (1927) al "giardino esaltato" (1983), e` stata composta dall`autore su richiesta dell`editore italiano. per chi ancora non conosce michaux, sara` questa la perfetta guida alla sua opera; per chi lo conosce, sara` un libro nuovo, ricco di sottili rivelazioni, quello in cui michaux ha voluto illuminare se` a se stesso, e a tutti noi. tutta l`opera di michaux risponde a una domanda che non riusciamo a formulare, eppure sentiamo essenziale. col tempo, i suoi scritti si dimostrano sempre piu` nettamente insituabili, come gia` lo erano quando cominciarono ad apparire, nella parigi degli anni venti. possono presentarsi come racconti, poesie, riflessioni, esorcismi, dialoghi, aforismi, visioni: ma ogni volta li sentiamo evadere dal quadro di una forma preesistente. ed e` questa una peculiarita` costante di questo scrittore, che ha con la `letteratura` rapporti di acuminata diffidenza. i suoi paesaggi sono sempre altrove, in un tibet dell`anima. ogni libro di michaux e` il resoconto di un`esplorazione, che ama calarsi nelle , ma si azzarda anche a perdersi nella sterminata vastita`. nelle sue pagine troviamo tracciati, con la precisione cerimoniale di un calligrafo cinese, innumerevoli , soprattutto quelli che non hanno piu` un nome o non l`hanno mai avuto. ciascuno di questi movimenti e` una breccia fra il visibile e l`invisibile. i testi sono le macerie di quelle . ogni racconto e` l`accenno di una metamorfosi. dice una voce di michaux, e prosegue:



























sono passati quattro anni da quando richard sayles, psicologo e professore, ha perso le tracce di julian blair. prima suo insegnante, poi fraterno amico, blair e stato un geniale elettrofisico, almeno finche la morte improvvisa della moglie non ne ha offuscato la mente. ed eccolo ora rifarsi vivo, con un messaggio sibillino in cui invita richard a raggiungerlo a barsham harbor, nel maine, dove si e ritirato per poter continuare le sue ricerche lontano dagli occhi indiscreti della comunita scientifica. sayles si rende subito conto che la salute mentale di julian non e affatto migliorata, il che non gli ha impedito di dedicarsi a esperimenti sempre piu temerari, fino alla soglia di quello che definisce "il progresso piu grandioso mai immaginato". e proprio quando la curiosita di sayles si fa incontrollabile, un secondo mistero giunge a complicare ulteriormente l`intrico: la signora marcy, la domestica di blair, viene trovata morta, e l`ipotesi di un incidente non sembra convincere la gia maldisposta e vendicativa popolazione di barsham harbor... come in attraverso la notte, anche nella porta dell`alba sloane gioca con i generi letterari e ne ricombina gli elementi - una grande casa isolata, un complicato macchinario da romanzo di fantascienza, una fugace ma terrificante sbirciata nell`orrore cosmico, un rompicapo degno di un mystery, perfino un pizzico di romance - per ricavarne qualcosa di inclassificabile e perturbante che resta a lungo nella mente del lettore, come il sonar proveniente da un qualche pianeta sconosciuto. una qualita che ha fatto pronunciare al maestro dell`horror stephen king queste parole: "se sloane avesse continuato a scrivere sarebbe diventato un maestro del genere o ne avrebbe creato uno completamente nuovo".

"possiamo dunque immaginarci il lettore greco al tempo di isocrate, un lettore lento che sorseggia una frase dopo l`altra con occhio e orecchio pazienti, capace di degustare uno scritto come un vino pregiato, sentendo tutta l`arte dell`autore; un lettore per il quale scrivere e ancora un piacere, una persona che non va stordita, ubriacata o tirata per i capelli, ma che possiede davvero la naturale disposizione d`animo del lettore ... silenzioso, attento, libero da preoccupazioni, sereno, un uomo che ha ancora tempo". edizione italiana condotta sul testo critico originale stabilito da giorgio colli e mazzino montinari.

quando mori, dopo oltre vent`anni trascorsi nella clinica psichiatrica di herisau, robert walser lascio dietro di se una vecchia scatola da scarpe: conteneva lettere, cartoline, foglietti di ogni genere, buste e ricevute di pagamento, sui quali aveva tracciato minuti colpi di lapis. che cosa si nascondeva dietro quella micrografia all`apparenza impenetrabile, ultimo mistero trasmessoci dal "piu solitario fra tutti i poeti solitari", come lo defini sebald? pazientemente decifrati e qui presentati per la prima volta in italiano, i microgrammi racchiudono un universo letterario anarchico e ingannevole, in cui prosa e versi, scarabocchio e fiaba si confondono, e ogni parola, ogni frase, ogni racconto, si mescola alla chiacchiera. eppure, chi vedesse questi minuscoli geroglifici come lo sbocco della sua follia capirebbe molto poco di walser. la follia, semmai, e quello che precede tutta la sua opera, e che essa deve celare. "mi aleggia sulle labbra qualcosa che in genere non si dovrebbe mai permettere alle labbra di pronunciare, sicche riconosco di appartenere al vastissimo gruppo di quei chiacchieroni che, oralmente o per iscritto, assicurano di essere discreti" scrive in queste pagine - e si ha l`impressione che se smettesse di chiacchierare per lui sarebbe la paralisi. quelle chiacchiere hanno una funzione protettiva. i suoi personaggi escono dalla notte, "la dove essa e piu nera, una notte veneziana" ha osservato una volta walter benjamin - e in quella notte devono ritornare, come il minotauro al centro del labirinto.

ogni paese ha i suoi panni sporchi che, pur controvoglia, a volte e costretto a esibire. e quanto accadde in inghilterra con il clamoroso scandalo dei cambridge five, i diplomatici che nel secondo dopoguerra trafugarono documenti top secret e li consegnarono ai sovietici. c`e chi, come guy burgess, si diede alla macchia, seminando il panico e alimentando fantasiose leggende prima di essere stanato oltrecortina. e chi, come anthony blunt, ordi il sabotaggio dal cuore piu sacro e in teoria inviolabile del regno unito. una manna per alan bennett. per nulla interessato allo spionaggio ma avido di pettegolezzi, non si lascera sfuggire l`occasione di portare in scena i due reprobi. "una spia in esilio", ispirato a un episodio realmente accaduto, racconta la paradossale missione dell`attrice coral browne, che il vanesio burgess, incapace di rassegnarsi allo squallore moscovita, incarica, non senza averla armata di metro a nastro, di fargli confezionare un abito dal suo sarto di fiducia a londra. un problema di attribuzione ruota intorno alla controversa autenticazione di un tiziano appartenente a sua maesta - anche se forse, piu del dipinto, e sir anthony in persona a essere sottoposto a un severo scrutinio. "senza dubbio, rispetto a noi, blunt, burgess e compagnia erano ancora capaci di nutrire illusioni. avevano qualcosa a cui votarsi". questo non tratterra bennett dall`infilzare come tordi e mettere sulla graticola l`"innocente all`estero" e l`algido curatore della collezione reale, due pericolosissimi idealisti annidati nel cuore marcio della guerra fredda.

quando non era impegnata a ideare storie che avrebbero terrorizzato generazioni di lettori, shirley jackson conduceva una vita che verrebbe la tentazione di definire ordinaria, per quanto frenetica. un marito, quattro figli, un cane, un numero imprecisato di gatti, una grande casa isolata nel vermont: abbastanza per riempire le giornate in attesa del "miracolo serale" - il momento in cui i bambini andavano a letto e il caos si placava per qualche ora. ma quelli dello scrittore non sono panni che si possano svestire e indossare a piacimento; e se da conrad abbiamo imparato che chi scrive lavora anche quando guarda fuori dalla finestra, grazie a jackson scopriamo qui che puo farlo persino mentre organizza un trasloco, si prepara a un tardivo esame per la patente, passa una convulsa mattinata ai grandi magazzini, si barcamena tra bambinaie inaffidabili - o addirittura in liberta condizionata -, cerca di gestire un esilarante valzer dei posti letto quando un`influenza colpisce tutta la famiglia. "vita tra i selvaggi" si rivela allora una porta, forse ben nascosta ma non necessariamente secondaria, per entrare nel bizzarro universo di una strega molto domestica. e ci fornisce la prova che la differenza tra comico e inquietante, proprio come quella tra cura e veleno, talvolta puo essere una mera questione di proporzione degli ingredienti.

eta di lettura: da 4 anni.

come ha osservato una volta brodskij, i versi di zbigniew herbert, con la loro geometrica nitidezza e glaciale lucidita, hanno il potere di lasciare un`impronta fisica nella "materia cerebrale" di chi legge. altrettanto si puo dire di queste prose, che fanno rivivere sotto i nostri occhi il "secolo d`oro" olandese, con la qualita iperreale e allucinatoria di certe decalcomanie. lente d`osservazione privilegiata e la pittura, una pittura che sprigiona nell`immediatezza di un dettaglio - un ciuffo di salici, una goccia d`acqua, un mulino solitario, la forma di una nuvola, i canali e le rosse citta - "l`immensita del mondo e il cuore delle cose". ma herbert non ci immerge solo nei mirabili paesaggi di jan van goyen, nel "chiarore plumbeo" che precede i suoi temporali, o nella "pigra luminescenza dorata" dei suoi pomeriggi estivi, ci conduce anche nelle botteghe degli artisti, nei salotti di "rappresentanti molto conservatori delle virtu calviniste", al centro della vita di questa "nazione frugale, sobria, industriosa". sfogliando talora recondite pagine di storia - da quelle drammatiche della `tulipanomania` a quelle velate di mistero che dischiude l`unico quadro sopravvissuto di torrentius, oscuro pittore perseguitato per eresia -, herbert mescola narrazione, diario di viaggio e riflessione, senza mai spogliarsi del suo sguardo poetico, giungendo cosi a rivelarci il volto piu segreto del seicento olandese.

di fronte a lung, la giovane protagonista di questo romanzo, i medici, e non solo loro, restano perplessi: non ha mai abbandonato l`abitudine di mettersi il dito in bocca, risponde alle domande mostrando lo smalto delle unghie, racconta lucidamente, leggermente, i fatti della sua vita, ma la chiarezza e apparente ed e facile perdersi fra le sue parole, peraltro scarse; quanto ai fatti, potrebbero far rabbrividire, se non si fosse distratti dal tono agile, sconsiderato e preciso della narratrice. lo zio-padre jochim, la madre marween, le tragiche storie del piccolo fiammiferaio e dell`amica armance, l`incontro laconico con un grande filosofo, la scimmia albina, lo strano caso del professor walter, l`enigmatico e sapiente nathan - con l`aiuto di tutti questi elementi lung ci presenta un puzzle che non si chiude da nessun lato, e che possiamo tentare di ricostruire solo perche ci sentiamo guidati con discrezione e talento algebrico. lung attraversa le sue storie senza fermarsi mai, in uno stato di continua sospensione, di dubbia identita, con un passo che ci sembra di vedere per la prima volta - di sonnambula o di veggente -, lasciando dietro di se una costellazione di emblemi aforistici e la traccia di una presenza dimenticata e fondamentale della letteratura: l`ironia romantica.

e un cerchio perfetto la vita di istvan, che si dipana in un`alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant`anni. dall`ungheria a londra e ritorno, dal crollo della cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del golfo e l`ingresso nell`unione europea dei paesi dell`ex blocco sovietico, la sua e la parabola di un uomo in balia di forze che non e in grado di controllare: non solo quelle all`opera sullo scacchiere politico del vecchio continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle - istintive - che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. tutto - i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni - lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal piu fortunato al piu tragico, con l`arma del suo laconico: "okay". e forse e davvero questa l`unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci e concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente. con questo romanzo david szalay ci consegna un personaggio insieme magnetico e respingente, un discendente ideale della stirpe di barry lyndon e meursault - e si conferma uno dei piu singolari e ironici cantori del nostro acuto smarrimento.

miklos szentkuthy, saggista, memorialista, romanziere - paragonato a borges per l`erudizione e a joyce (ne aveva tradotto l`ulisse) per l`inventiva linguistica -, ha lasciato un`opera labirintica e proteiforme, ancora oggi completamente sconosciuta. il centro di questo labirinto e un ciclo di dieci volumi, inclassificabili per forma e contenuto, che l`autore ha voluto raccogliere sotto l`etichetta paradossale e sottilmente blasfema di breviario di sant`orfeo. quello che qui presentiamo, "a proposito di casanova", e il primo pannello, dove le memorie del celebre avventuriero settecentesco servono da spunto e contrappunto per parlare di tutto, perche l`unico vero lusso, secondo szentkuthy, e tutto cio che esiste. da venezia alla musica di mozart, dagli exploit erotici al gioco d`azzardo e alle tentazioni religiose, da uno squarcio sulla susanna e i vecchioni di tintoretto a uno stupefacente excursus sulla storia di abelardo e eloisa, ogni cosa, sfiorata dallo sguardo superstizioso e infantile di szentkuthy, assume nuove sembianze, in un perenne gioco di metamorfosi. una sorta di catalogo segreto, dove fatti metafisici, mezze verita o deliri razionali convergono nella pagina, rivelando l`intento di cogliere "le pieghe nascoste della realta" e uno scrittore che non teme confronti e non ha paragoni. vertiginoso e sfuggente, proprio come casanova.

una limpida domenica di aprile, julia trova la madre riversa a terra nel suo appartamento di tolbiac: un?emorragia cerebrale l?ha inchiodata li, sul pavimento, per ventotto ore. e l?istante che ha sempre temuto, al punto da desiderarlo tenacemente, e che ora incombe su di lei, incontrollabile. audace, combattiva, presenza costante eppure elusiva, oggetto di un amore non meno intenso che distruttivo, ann, la madre inglese, ovunque e per tutti straniera, grava sulla sua vita con il peso di un enigma che sollecita e ferisce. cosi, mentre combatte per strapparla a mortiferi centri geriatrici e a un destino che agli occhi dei medici e segnato - una vita da vegetale -, julia ne ripercorre l?avventurosa storia di transfuga di classe, dalla nascita in una piccola localita a quattrocento chilometri da londra, trasformata da un colosso della chimica in un gigantesco complesso industriale, alla brillante carriera scolastica, coronata dalla laurea in letteratura francese, alla conquista di una nuova identita in francia, alla loro lunga convivenza, all?indomita vecchiaia. una storia che, scandita da romanzi, film e canzoni, attraversa l?europa, la nouvelle vague, gli swinging sixties, la deliziosa volgarita degli anni ottanta, il grigiore degli anni novanta, e che si rivela via via una quete sulle origini, sul mistero delle relazioni familiari - e il tentativo di medicare una dolorosa lesione. alternando intrepida l?accorato diario di una figlia che si ritrova d?improvviso fra le mani la vita della madre e il romanzo, brioso e incalzante, di una donna sempre in fuga, julia deck e riuscita a creare un perfetto congegno narrativo: e a dimostrare che "le categorie di reale e di finzione non sono cosi distinte. ed e all?incrocio di queste linee direttrici che sta la verita".

non ci sono parole per descrivere il distacco del giudice froget, che dall?inizio dell?incontro non aveva modificato di una virgola il suo atteggiamento. di solito i giudici istruttori fanno domande su domande, si accaniscono a confondere l?indagato e solo cosi riescono a strappargli la frase che costituisce una confessione. lui invece lasciava all?interlocutore il tempo di riflettere, persino di riflettere troppo. i silenzi duravano parecchi minuti, le domande appena pochi secondi. fino a quel momento ne aveva formulate solo due. anni dopo, un esperto si sarebbe tolto la curiosita di contare le parole uscite dalla bocca di froget nel corso di quel cruciale interrogatorio.

"un resoconto spassionato e devastante della recente storia nucleare del pianeta. in tempi dominati da un quarto potere mendace e irrazionale, la lucidita e l?obiettivita di langewiesche fanno di questo libro una lettura fondamentale". (zadie smith)

se la narrativa, il teatro e il cinema anglosassoni ci hanno abituato all?archetipo della zitella, non ci hanno mai, forse, consegnato un personaggio disturbante quanto lise, la protagonista stranita e dolente di questo thriller metafisico, che sembra trascinare il lettore in una quest tanto insensata quanto ineludibile. sovvertendo con abilita e prosaica freddezza lo schema del giallo, muriel spark ci svela in anticipo l?epilogo, spostando il mistero dagli eventi al motivo che li scatena, e nel farlo ci offre la raggelante esplorazione di una follia che precipita in una vertiginosa spirale. soltanto alla fine si chiarira l?oggetto della ricerca di lise, e i segnali disseminati lungo la storia, in apparenza frutto di una mente incoerente, acquisteranno allora un senso, componendosi nella logica allucinata del delirio e dell?autodistruzione. immersa in una luce livida, stridente come gli accostamenti cromatici prediletti da lise, convulsa e claustrofobica insieme, questa crime story non potra che stregare il lettore, ispirandogli pagina dopo pagina "paura e pieta, pieta e paura".

chi conosce lovecraft come l?allampanato maestro del mostruoso, autore di una scarna opera che ha segnato la narrativa horror e lasciato un?impronta indelebile su tutti i successori, deve prepararsi a una grossa sorpresa: dopo la sua morte si e rivelato uno dei piu copiosi epistolografi di ogni tempo. e quasi un?altra persona. gli amici, che hanno conservato le sue lettere, ne ricaveranno una scelta di circa un migliaio raccolte in cinque volumi, ma l?intero corpus pare ammonti ad almeno centomila, scritte tra i venti e i quarantasette anni, e diventate, nell?ultima stagione, un?occupazione a tempo pieno. come rendere l?idea di una corrispondenza di tali spropositate dimensioni? non restava che prendere una sola lettera, la piu lunga, e consegnarla al lettore in forma di libro. si scoprira cosi l?universo quotidiano di lovecraft, ben lontano da quello che traluce dai racconti, e un uomo totalmente diverso: sobrio, pacato, pieno di troppo sano buon senso - l?altra faccia della sua follia - da offrire all?ignoto destinatario, che gia dalla prima pagina scompare. come un serial killer che alla fine di una lunga giornata, dal suo buen retiro di providence, ci indottrina sulle grandi epoche storiche, loda la compagnia e la natura, e da critico sempre acuto e rassegnato dell?eta moderna ci fa i suoi migliori auguri per l?avvenire.

quando alla fine della seconda guerra mondiale john von neumann concepisce il maniac - un calcolatore universale che doveva, nelle intenzioni del suo creatore, "afferrare la scienza alla gola scatenando un potere di calcolo illimitato" -, sono in pochi a rendersi conto che il mondo sta per cambiare per sempre. perche quel congegno rivoluzionario - parto di una mente ordinatrice a un tempo cinica e visionaria, infantile e "inesorabilmente logica" - non solo schiude dinanzi al genere umano le sterminate praterie dell?informatica e dell?intelligenza artificiale, ma lo conduce sull?orlo dell?estinzione, liberando i fantasmi della guerra termonucleare. che "nell?anima della fisica" si fosse annidato un demone lo aveva del resto gia intuito paul ehrenfest, sin dalla scoperta della realta quantistica e delle nuove leggi che governavano l?atomo, prima di darsi tragicamente la morte. sono sogni grandiosi e insieme incubi tremendi, quelli scaturiti dal genio di von neumann, dentro i quali labatut ci sprofonda, lasciando la parola a un coro di voci: delle grandi menti matematiche del tempo, ma anche di familiari e amici che furono testimoni della sua inarrestabile ascesa. ci ritroveremo a los alamos, nel quartier generale di oppenheimer, fra i "marziani ungheresi" che costruirono la prima bomba atomica; e ancora a princeton, nelle stanze dove vennero gettate le basi delle tecnologie digitali che oggi plasmano la nostra vita. infine, assisteremo ipnotizzati alla sconfitta del campione mondiale di go, lee sedol, che soccombe di fronte allo strapotere della nuova divinita di google, alphago. una divinita ancora ibrida e capricciosa, che sbaglia, delira, agisce per pura ispirazione - a cui altre seguiranno, sempre piu potenti, sempre piu terrificanti. con questo nuovo libro, che prosegue idealmente "quando abbiamo smesso di capire il mondo", labatut si conferma uno straordinario tessitore di storie, capace di trascinare il lettore nei labirinti della scienza moderna, lasciandogli

arrivato cinquant?anni prima dalla nativa alvernia senza un soldo in tasca, auguste mature, che muore, schiantato da un ictus, all?inizio di questo romanzo, e riuscito a trasformare il piccolo bistrot di rue de la grande-truanderie, dove andavano a bere un caffe corretto o a mangiare un boccone i lavoratori dei mercati generali - il "ventre di parigi", come li chiamava emile zola -, in un ristorante che, pur conservando i vecchi tavoli di marmo e il classico bancone di stagno, e ora frequentato dal tout-paris. gli e sempre stato accanto il figlio antoine, il quale, prima ancora che la camera ardente sia stata allestita, deve fare i conti - alla lettera - con il fratello maggiore, un giudice istruttore aizzato da una moglie arcigna, e con quello minore, un cialtrone semialcolizzato che millanta fumosi progetti immobiliari e sopravvive spillando soldi al mite, generoso antoine. lo stesso antoine contro cui ora si accanisce, sospettandolo di aver sottratto il testamento del padre e di volersi appropriare di un "malloppo" sicuramente nascosto da qualche parte. simenon, anche questa volta, si rivela magistrale nel mettere in scena un dramma familiare, portando alla luce, come lui solo sa fare, attriti, risentimenti, menzogne. sullo sfondo, l?imminente fine dell?universo - di facce, di odori, di rituali - dove i tre fratelli sono cresciuti: quelle halles che nel giro di pochi anni spariranno, insieme a un pezzo dell?anima della citta.

la consapevolezza della caducita dell?esistenza e una caratteristica esclusivamente umana, cosi come la capacita di elaborare strategie che affranchino dal pensiero ossessivo della morte. quelle concepite sinora - la resurrezione, il paradiso, la reincarnazione -, tuttavia, oggi non ci bastano piu, ne ci basta il pensiero di continuare a vivere attraverso la nostra discendenza biologica o le opere che lasciamo dietro di noi. resta un?unica opzione, un?idea folle che si sta trasformando in un preciso disegno: la conquista dell?immortalita grazie alla scienza. solo nell?ultimo decennio sono apparsi piu di trecentomila articoli sull?invecchiamento e l?estensione della vita, e oltre settecento aziende emergenti hanno investito complessivamente decine di miliardi di dollari nell?impresa. ma quanto e realistico tale mirabolante sogno? quali sarebbero le implicazioni etiche di trattamenti o manipolazioni volti ad aumentare indefinitamente la durata della vita? e quali le conseguenze sociali, economiche e politiche? domande incalzanti, e capitali - ora che la risonanza di queste ricerche e le aspettative, spesso illusorie, da esse suscitate sono al culmine -, alle quali ramakrishnan cerca di rispondere attraverso un?analisi approfondita della fisiologia dell?invecchiamento e delle tecniche allo studio per contrastarlo, gettando luce nel contempo sulla realizzabilita della piu avveniristica delle sfide: far si che "tutti muoiano giovani - dopo molto, molto tempo".

mentre da ogni parte vengono a cadere - o per lo meno oscillano pericolosamente - i presupposti di ogni legge, il pensiero tende sempre piu a concentrarsi, in ogni ambito, sulla legge stessa. e questa una condizione al tempo stesso originaria e cronica del moderno: qualcosa che sembra sempre succedere per l?ultima volta - e invece continua a succedere ogni giorno. massimo cacciari ha posto al centro di questo libro tale situazione paradossale e sfuggente, all?interno della quale tuttora viviamo. e, all?interno del nostro secolo, ha isolato, negli ambiti piu diversi - dalla riflessione matematica (brouwer) a quella giuridica (schmitt), dalla pratica letteraria (kafka) a quella pittorica (malevic, mondrian, klee), dal pensiero artistico (florenskij sull?icona) a quello religioso (rosenzweig) -, alcuni casi esemplari di quell?ostinato cozzare contro la stessa parola: legge. ma non si tratta qui di scoprire influenze nascoste o contatti. l?ambizione e ben piu radicale: ogni volta si individuano sconcertanti isomorfismi fra gesti di pensiero che appartengono a regioni lontane. e cosi anche repliche e opposizioni trasversali. si comincera dal contrasto irriducibile fra il nomos di carl schmitt, legato a un territorio e radicato in esso, e la legge di franz rosenzweig, che impone un perpetuo esodo ed esilio da tutto cio che e ancorato a una terra. in quel contrasto si danno gia i termini che risuoneranno poi in tutto il libro. ma il centro non puo che essere kafka. e qui, sottoponendo a un?analisi serratissima i testi (e soprattutto l?impianto stesso del processo e del castello), cacciari e riuscito in un?impresa davvero improbabile: dire qualcosa di nuovo su kafka. da questo centro si irraggiano le fila di altri capitoli, tesi ogni volta a mostrare di quali ordini, di quali straordinarie decisioni sia capace una condizione, come quella nostra, sottratta a ogni presenza e affermabilita della legge. questo libro segna l?ingresso in una regione dai confini oscuri dove il pri

nel 1952 nabokov viene invitato a tenere a harvard la seconda parte di un corso di storia della letteratura, che doveva di necessita prendere avvio dal don chisciotte. docente ormai sperimentato, ma sempre anomalo e temerario, nabokov si premura anzitutto di spiazzare il suo uditorio: liquida in fretta, non senza guizzi beffardi, quelle coordinate storico-letterarie e geografiche che qualsiasi probo universitario riterrebbe essenziali; ridimensiona l?importanza del don chisciotte, ascrivibile ai suoi occhi solo al protagonista, che "spicca cosi magnificamente sulla linea dell?orizzonte letterario"; e, ligio al suo compito di "guida ciarliera dai piedi stanchi", pilota imperiosamente i seicento studenti-turisti verso il clou della visita. vale a dire la fabbrica del romanzo, la sua architettura, indagata attraverso gli "espedienti strutturali" - dal riuso di vecchi romances ai vividi dialoghi, dal tema cavalleresco alle novelle interpolate - che ne garantiscono la coesione. con la feroce, minuziosa passione del detective e del filologo, nabokov si spinge fino a schedare i quaranta episodi in cui don chisciotte appare nelle vesti di cavaliere errante per calcolare il numero di vittorie e di sconfitte: esercizio tutt?altro che ozioso, visto che dal risultato - venti e venti, equilibrio perfetto - affiora il "senso segreto della scrittura". nient?altro, del resto, conta nelle questioni letterarie, nient?altro il buon lettore deve cogliere, se non "il misterioso fremito dell?arte".

"poche menti scientifiche come la sua si sono degnate di mettersi al servizio degli dei della fantasia; con il suo amore per la precisione e il disegno complesso ha allestito uno spettacolo del cuore umano, colto nelle sue sbandate piu futili e primitive - lascivia, terrore, nostalgia. la violenza e la violenta comicita dei suoi romanzi ci colpiscono soprattutto per la mera descrittivita, perche e la stessa violenza degli eventi geologici. vedeva le cose da una postazione piu alta, dalla cima dei continenti che aveva dovuto lasciarsi alle spalle". (john updike)

"invettive musicali" e l?irriverente campionario di "giudizi prevenuti, ingiusti, maleducati e singolarmente poco profetici" che critici autorevoli ma non sempre cosi illuminati hanno espresso nei confronti di grandi compositori, da beethoven fino a copland. nessuno di loro e sfuggito al "rifiuto dell?insolito", o peggio, a quella cronica durezza d?orecchio che tanto spesso impedisce di riconoscere il bello in cio che e radicalmente nuovo. scopriamo per esempio, scorrendo le citazioni ritagliate dalle forbici erudite e affilate di slonimsky, che la musica di berlioz e simile "ai farfugliamenti di un grande babbuino", un americano a parigi "uno sproloquio... volgare, prolisso e inutile", mentre i cinque pezzi per orchestra di webern sono da considerare "significativi e sintomatici quanto un mal di denti". a brahms hanno dato dell?"epicureo sentimentale",a wagner dell?"eunuco demente", ad alban berg del "millantatore... pericoloso per la collettivita"; verdi e stato etichettato come un "signore italiano" autore di "tiritere per ottoni e piatti tintinnanti", liszt come "uno snob uscito dal manicomio", reger come "uno scarafaggio miope, gonfio... accovacciato su una panca d?organo". la condanna delle dissonanze e pressoche universale - a partire, nientemeno, da chopin -, e ogni novita e immancabilmente bollata come cacofonica: quella di bruckner e "polifonia impazzita", la mer di debussy diventa perfidamente "le mal de mer", e rachmaninov viene liquidato con un perentorio "mai piu!". l?irresistibile antologia di slonimsky si legge, dunque, come un?ilare antistoria della musica, "arte in progress" per eccellenza, sempre proiettata oltre se stessa, e oltre le regole e le comode certezze dei ?benascoltanti?.

immane atlantide sommersa, le quasi duemila pagine dei textos recobrados - recuperati e radunati dopo la scomparsa di borges - rivelano le molteplici linee di forza di una riflessione critica di sconcertante novita. rispetto ai fervori iconoclasti degli anni venti (documentati in il prisma e lo specchio, 2009), si colgono qui, gia a partire dai primi anni trenta, una tonalita e nuclei di pensiero e di interesse del tutto inediti: l?inconsistenza dell?io, giacche una persona "non e altro che ... la serie incoerente e discontinua dei suoi stati di coscienza" e "la sostanza di cui siamo fatti e il tempo o la fugacita"; la letteratura poliziesca, che riesce a conciliare "lo strano appetito d?avventura e lo strano appetito di legalita"; le immagini dell?incubo, "la tigre e l?angelo nero del nostro sonno", disseminate nella letteratura da wordsworth a kafka; il gaucho, "amato territorio del ricordo" e "materia di nostalgia"; il tramonto del concetto di testo definitivo, che "appartiene alla superstizione e alla stanchezza"; la rivelazione che buenos aires, un tempo oggetto di caparbie trasfigurazioni poetiche, puo essere descritta solo "per allusioni e simboli". ma quel che piu affascina e la perfetta architettura di questi scritti, capaci, quale che sia l?argomento prescelto, di espandere il nostro orizzonte (talora con un semplice inciso: "nel mondo immaginato da walpole, come in quello degli gnostici siriani e in quello di hollywood, c?e una guerra continua tra le forze del male e quelle del bene") e di ravvivare il dialogo fra due interlocutori che "lo scorrere del tempo avvicina e allontana, ma non separa": il testo e il lettore.

profumo di vaniglia e semi di papavero, un vassoio nichelato con sottili mezzelune lasciate dal fondo dei bicchieri, piccoli tram azzurri, gialli e verdi che si rincorrono tintinnando, il cancello di un parco dietro il quale spuntano cervi e cerve, "come ragazzini di buona famiglia di ritorno dalla lezione di piano". all?inizio di questo romanzo c?e un pullulare di sensazioni, una nube tattile, olfattiva, onirica, che si sposta in una cauta esplorazione del mondo, come l?occhio del bambino andreas, il narratore. la parola "morte" trafigge questa nube, e un numero fatale stampato sul buio. e il bambino gioca con il sonno, gli tende agguati, in preparazione alla grande lotta con la morte. aveva deciso di "assistere un giorno consapevolmente alla venuta della morte e cosi vincerla", e nell?attesa voleva sorprendere l?angelo del sonno. intorno ad andreas, vediamo la sorella anna, che piange la sera perche il giorno e finito e non torna piu; e la madre marija, seduta davanti a una imponente macchina da cucire singer di ghisa nera. e soprattutto vediamo, seppure soltanto in apparizioni imprevedibili e balzane, il padre eduard sam, ispettore delle ferrovie a riposo, ma in realta trickster decaduto, che non dispone piu di molti poteri, eppure e ancora aureolato di eventi prodigiosi e irrisori. autore di un orario delle comunicazioni tranviarie, navali, ferroviarie e aeree che, arricchendosi di edizione in edizione, si trasforma in opera interminabile, come una mappa che volesse coincidere con il territorio rappresentato, eduard usa mostrarsi con bombetta e redingote imbrattata, e sfida l?iniquita del mondo dietro occhiali con montatura metallica, stringendo in pugno un bastone. compreso della sua vocazione di mistificatore, non e mai se stesso, ma il nebbioso ricordo di qualcos?altro, e il giovane andreas, fantasticatore selvaggio, percepisce in lui la compresenza di molte vite: "ed eccolo, mio padre, seduto nel carro accanto a una giovane zingara dalle poppe rigonfie, maes

c?e un posto, a new york, che chiamano goodbye hotel, perche e l?ultimo rifugio di chi, per ragioni diverse, si e allontanato dal mondo e nel mondo non vuole (o non puo) piu tornare. li, mentre una nevicata "ipnotica" cade sulla citta, francois siede davanti al fuoco, stappa una bottiglia di vino da quattro soldi e inizia a scrivere la sua storia. vuole metterci a parte di un avvenimento capitato venticinque anni prima, ma soprattutto raccontarci quello che sarebbe potuto succedere e - forse - e successo davvero. ha a disposizione solo "un pezzetto di verita", che certo non basta a colmare tutti i vuoti. la sua voce, carica di un?antica sofferenza, ci trasporta ancora una volta a harmony, un?anonima cittadina del sud degli stati uniti, dove ogni sera "si confonde con un milione di altre sere" e i giovani sono "destinati a perdersi" ma non smettono di desiderare "l?impossibile". dove "non c?e differenza fra chi e amato e chi non lo e", perche "tutti si sentono soli, con addosso la maledizione di un vuoto americano che gli cresce dentro". eppure, come sanno i lettori di l?ultima cosa bella sulla faccia della terra, harmony e anche un crocevia dove il destino da appuntamento alle sue vittime ignare: in questo caso due ragazzi innamorati e un misterioso uomo con un completo di seersucker, che in una notte di fine estate si incontrano sotto lo sguardo benevolo e saggio di lazarus, una tartaruga dai poteri chiaroveggenti, indimenticabile protagonista del romanzo. perche nell?universo di michael bible il passato puo facilmente diventare futuro e viceversa; come in un sogno di david lynch, a una dimensione della realta ne corrispondono infinite altre, parallele e comunicanti. non ci resta quindi che abbandonarci al ruolo di testimoni involontari e accettare che la verita a volte risulti inaccessibile, protetta da un guscio di bugie e inganni simile a quello di una testuggine centenaria.

"antonio damasio e un pensatore profondo e uno scrittore raffinato ... "l`errore di cartesio" e un`esplorazione affascinante della biologia della ragione e del suo legame inscindibile con le emozioni". (oliver sacks)

secondo studi recenti, una conseguenza imprevista del riscaldamento globale sarebbero turbolenze molto piu frequenti rispetto al passato, e soprattutto imprevedibili. nel mondo fisico puo essere vero oppure no, ma in questo romanzo di david szalay i dodici personaggi che da un capitolo all?altro si passano il testimone non sanno davvero cosa potra succedere, fra il terminal delle partenze e quello degli arrivi, ne che esito avra il loro disperato tentativo di fuga. e se i maschi di tutto quello che e un uomo avevano ancora un continente di terra e acqua in cui tentare di mimetizzarsi, sfuggendo alle proprie catastrofi interiori, gli uomini e le donne di "turbolenza" vivono in aria - come, sempre piu spesso, molti di noi. e, come molti di noi, sanno che dall?aria non si puo sperare di proteggersi: nell?aria, soprattutto, non si puo sperare di nascondersi.

intorno alla meta del novecento il chiurlo eschimese e stato dichiarato estinto. questo piccolo, in classificabile libro racconta l?odissea di uno degli ultimi esemplari, che a ogni primavera, mosso dall?istinto, dall?antartide fa rotta verso l?artide per accoppiarsi - e per garantire la sopravvivenza della specie. una condizione tragica, la sua, giacche mai ha conosciuto i suoi simili, sterminati per puro diletto a partire dall?ottocento. l?ultimo dei chiurli parte cosi per un viaggio che ha del miracoloso: patagonia, paraguay, honduras, messico, stati uniti, canada... supera catene montuose e vulcani, burrasche e tempeste di neve; copre migliaia di chilometri in pochi giorni, senza riposare ne sfamarsi; sorvola foreste, fiumi, laghi, paludi; si libra sull?oceano come sulle ande e sulla pampa. ma se finora ha sempre affrontato la spedizione da solo, questa volta ha la ventura di imbattersi in una femmina della sua specie, con cui involarsi verso il luogo da lui scelto per riprodursi: pochi contesi metri di terreno spoglio nel nord piu estremo. sempre che il destino, nei panni esecrabili dell?uomo, non si metta di traverso. al lettore non restera allora che accompagnarli, complice e rapito, nella loro perigliosa, irrinunciabile missione, sull?ala di una prosa che per audacia, anelito e resilienza sa essere all?altezza di quel volo prodigioso.

"io ero te e tu eri me" racconta la piu misteriosa e sconvolgente relazione con i propri simili di cui fanno esperienza i bambini, nella realta e nell?immaginazione: l?amicizia. selvatica, vezzosa, simbiotica, ridondante, mimetica (con quella grazia un po? goffa del gioco) nei confronti dei cerimoniali previsti dai rapporti tra adulti, rude e romantica, spavalda e patetica, bizzarra e serissima - l?amicizia infantile esplorata in tutte le sue sfaccettature da un libro poetico e festoso. eta di lettura: da 4 anni.

costretto a lavorare su un minuscolo scrittoio, il protagonista di "a tavolino" realizza che lo spazio e insufficiente "a qualunque libera espansione dell?intelletto" e che la redazione di testi "eterni e feraci" gli e ormai preclusa. eppure, ribadisce a se stesso, "ho da fare un articolo, e se non lo faccio i miei figlioletti rimangono desolati, famelici...". cosi, con feroce autoironia, landolfi mette in scena la sua condizione di elzevirista al soldo del "corriere della sera" e un?idea di letteratura sfrondata di ogni alloro, prigioniera di una gabbia coercitiva, ridotta alla funzione di gagne-pain. ma proprio nel loro carattere di scrittura ricondotta alla sua chimica essenza risiede il fascino di questi cinquanta elzeviri, perfetti congegni capaci di evocare incontri mancati, occasioni ignorate perche "il gelido soffio della disperazione" spazza via ogni speranza; di vivisezionare relazioni di coppia oblique, simili ad acerbi duelli o a una "benigna trama di nulla"; di rivelare, con la gelida efficacia dell?incubo, l?inconsistenza di cio che chiamiamo "io", di vanificare la fiducia nella ragione, di dar corpo alle nostre piu segrete paure: nello splendido il bacio, per esempio, l?invisibile creatura che ogni notte visita, imprimendogli un bacio sulle labbra, un timido e al principio deliziato notaio si rivela una falla "nel nero etere cosmico", decisa a succhiargli la vita. un incubo e del resto il nostro vivere quotidiano, assediato dal bisogno, dal vuoto, da un angoscioso "senso d?irrealta, di casualita" - dalla tragica consapevolezza che "la gente, quando non e noi, e odiabile perche non e noi; quando e noi, e odiabile perche e noi".

torna rosa matteucci, "impietosa, feroce cantatrice del "nonostante"", come la defini una volta carlo fruttero, accostandola ai mani di celine, beckett e thomas bernhard. questo nuovo romanzo, in bilico, come gli altri, sull?illusorio crinale fra comico e tragico, inizia con l?affannosa, tormentosa aspirazione di lei bambina a ricevere, come tutte le sue antenate e le sue simili, la prima comunione, per proseguire con la morte di un padre molto amato - sebbene molto scapestrato - e la sua sciamannata sepoltura. nella scrittura, straziata e al tempo stesso grottesca, di rosa matteucci diventa comico perfino il viaggio, non solo interiore, che tale morte suscitera, alla ricerca di quell?antico trascendente che il nostro tempo sembra aver smarrito: dall?india dei santoni ai pirenei di bernadette, dai gruppi di preghiera della soka gakkai a un?ardimentosa visita a un frate esorcista che, asserragliato in un eremo, vende messalini con audiorosario incorporato. un vagabondaggio che culmina con la scoperta del rito tridentino, dove imparera il protocollo delle genuflessioni, sempre rincorrendo una salvazione che pare rimessa in forse a ogni frase, a ogni respiro. sino alla definitiva consapevolezza che e necessario accettare, e forse anche amare, la propria croce.

queste lezioni - qui pubblicate in italiano per la prima volta sulla base degli appunti di alice ambrose e margaret macdonald - sono essenziali per comprendere l?evoluzione delle idee di wittgenstein, in particolare la lenta transizione dalla visione logicizzante del linguaggio che permeava il tractatus a quella pragmatico-antropologica che dominera le ricerche filosofiche. la vivida testimonianza del suo pensiero in divenire, tuttavia, non esaurisce i motivi d?interesse di queste pagine, che ci offrono anche un punto di vista privilegiato su temi cruciali - e ancora oggi controversi - della filosofia del linguaggio novecentesca, come la critica dell?identificazione del significato di un?espressione linguistica con il suo riferimento, o il riconoscimento della dimensione intrinsecamente normativa della nozione di significato. perno attorno al quale ruotano tutte le minuziose discussioni di wittgenstein sono le sue convinzioni metafilosofiche: la concezione dell?origine e della natura dei problemi della filosofia, ricondotta alle confusioni che il linguaggio stesso genera; e l?individuazione degli obiettivi appropriati e dei metodi dell?analisi filosofica, radicalmente contrapposti a quelli delle scienze. scopo della "buona" filosofia, ribadisce wittgenstein ancora una volta, e infatti la chiarificazione dei pensieri - condizione necessaria non tanto per risolvere i tormentosi problemi della filosofia, quanto, piu semplicemente, per dissolverli.

scritti nelle domeniche oziose, "solo con la voglia di raccontare storie avvincenti", i brevi testi qui radunati offrono un saggio dell?onnivora curiosita che e la molla vitale di ogni scienziato, anche di chi, come vallortigara, "per mestiere passa il tempo a studiare il linguaggio delle lucciole e il tabu dell?incesto nelle falene". intrecciando etologia, neuroscienze e amore per la letteratura, e sempre forzando i confini tra discipline diverse, vallortigara delinea in queste pagine un itinerario affascinante: ci conduce per esempio a capri, sulle tracce dell?etologo estone jakob von uexkull; oppure alla scoperta delle prodezze cognitive di physarum polycephalum, un organismo unicellulare capace di estendere le sue propaggini protoplasmatiche in una rete che compete in efficienza con quella delle ferrovie di tokyo; o, ancora, alla ricerca della ragione per cui l?uso alternato della narice destra e sinistra in un cane puo illuminare il differente funzionamento dei due emisferi cerebrali, e spiegare perche una parte dell?umanita e mancina. smascherando i piu diffusi pregiudizi sul mondo animale, vallortigara elargisce rivelazioni sorprendenti - sull?empatia delle formiche e l?altruismo dei pappagalli, sugli esiti dei processi di selezione genetica delle galline, sul luogo misterioso del cervello dove e custodita la memoria, sull?origine biologica delle credenze umane in entita sovrannaturali. e ci ricorda che gli animali, oltre che amici meravigliosi, sono anzitutto "una fonte inesauribile di interrogativi".

i diciassette racconti inediti rinvenuti nel computer di bolano dopo la sua morte che hanno fatto nascere e prosperare la sua leggenda nera, oggi per la prima volta tradotti in italiano, insieme a tutti i suoi racconti pubblicati in vita.