





"erano gli anni ottanta - e le chiedevo se aveva messo `pen on paper`, come amava dire marella. a volte si`, piu` spesso no, rispondeva. c`erano sempre troppe cose che succedevano e si succedevano. eppure le pagine lentamente si depositavano. ma non sarebbero mai state rievocazioni arrotondate, piallate, aggiustate da quella somma falsaria che e` la memoria. erano schegge di infanzia e adolescenza, giustapposte, imperiose. fra vaste lacune, si disponevano in una sequenza di tracce vivide: impressioni, espressioni, vestiti, colori, frasi, materie, piante, odori, accenni di sentimenti, che si profilavano e si nascondevano. nomi di luoghi che schiudevano immagini accessibili soltanto a chi ne stava scrivendo. innanzitutto una villa, `i cancelli`, sulle colline di firenze, dove era apparsa "la signora goca`", in un gioco di bambini. e poi ratzotz, balta-liman, il roncaccio. alla fine, roma. la psicologia: sempre implicita, mai dichiarata, come se stesse a poco a poco uscendo dal bozzolo dell``opaca adolescenza`. e, piu` ancora della narratrice, illuminava di sguincio la madre margaret, i fratelli carlo e nicola, il padre filippo, la nonna meralda, le prime amiche, che avevano lasciato un segno indelebile. e un mondo intero, fascinoso e angoscioso, che si sarebbe dissolto per sempre con la fine della guerra e il boogie-woogie." (r. c.)

che cos`e` la volonta`? da dove scaturisce la forza con cui essa salda in noi mente e corpo determinando il nostro agire? su questo eterno problema della filosofia si e` sempre tornati, e sempre, fatalmente, si tornera`. con un punto di riferimento ineludibile: schopenhauer, il quale ha fatto della volonta` la chiave di volta del proprio edificio speculativo, imperniando intorno a essa i motivi della sua filosofia. negli anni tra il 1826 e il 1840 il filosofo elabora, cataloga e raccoglie centosei "argomenti a favore del primato della volonta` sull`intelletto". l`intento e` quello di suffragare la sua tesi capitale: "la volonta` e` la cosa in se`, il solo elemento metafisico, mentre l`intelletto e` mera apparenza, la sua esistenza e` secondaria e derivata".






aveva venticinque anni, yasmina reza, quando ha scritto questa pie`ce, e ci si stupisce, rileggendola oggi, nel vedere a che punto avesse gia` affinato i suoi strumenti: una scrittura da cui viene espulso tutto il superfluo (, come lo chiama lei); un ritmo scandito da pochissimi elementi (le pause, i momenti di buio); la capacita` di far intuire allo spettatore (e al lettore) gli stati d`animo dei personaggi, e le dinamiche che si stabiliscono tra loro, mediante gesti minimi, frasi in apparenza anodine, scambi di occhiate; e la strepitosa abilita`, che e` solo sua, nel mescolare il registro del comico e quello del tragico. perfino, come in questo caso, nelle ore successive alla cerimonia con cui tre fratelli, insieme alla ex compagna di uno di loro e a uno zio munito di consorte, hanno seppellito il padre nel giardino di casa. quello a cui assisteremo sara` l`affiorare di conflitti latenti, antiche gelosie, dolori e rancori la cui rimozione ha provocato piaghe mai rimarginate. il velo sui segreti di famiglia si solleva a poco a poco - o si lacera con violenza - davanti agli occhi del lettore (e dello spettatore), fino alla catarsi. e sullo sfondo una domanda: ma papa` se la faceva o no la signora della pedicure?

(l`autore)


fin dalle primissime battute di questa commedia appare chiaro perche` roman polanski abbia deciso di portarla sullo schermo - e perche` attori come isabelle huppert, ralph fiennes e james gandolfini abbiano voluto interpretarla a teatro. nel lindo, assennato salotto borghese in cui due coppie di genitori si incontrano per cercare di risolvere, da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere, una questione in fondo di poco conto (una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli), vediamo sgretolarsi a poco a poco le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, e di correttezza politica, apertura mentale, dirittura morale; e sotto quelle maschere apparire il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto. con uno humour e cinismo (e senza mai assumere il tono del moralista), in una lingua volutamente media, che sfodera tutto il suo micidiale potere, yasmina reza costruisce uno psicodramma, porgendo allo spettatore (e al lettore) uno specchio deformante nel quale scoprira`, non senza un acido imbarazzo, qualcosa che lo riguarda molto da vicino.












"per la prima volta in europa si levo la voce ferma e coraggiosa dell`opinione pubblica russa". con queste lapidarie parole lo scrittore ivan sergeevic aksakov accolse una serie di articoli apparsi in germania e in francia sul finire degli anni quaranta dell`ottocento e destinati a suscitare una vasta eco in occidente. l`autore di quelle pagine anonime, che osavano rivolgersi all`europa con inaudita liberta e dignita, era fedor tjutcev. diplomatico, poeta ammirato da puskin e da turgenev, da dostoevskij e da tolstoj, uomo di grandi vizi e virtu, tjutcev era animato da un entusiasmo senza limiti per la sua russia, che - credeva fermamente - sarebbe diventata un grande impero, capace di unire tutti i popoli slavi di fede ortodossa. ancora oggi, se si vogliono comprendere le mire espansionistiche di quel paese, e agli scritti politici di tjutcev che occorre volgere lo sguardo. fra le sue "intuizioni storiche" - come le definisce il teologo georgij florovskij -, spiccano l`agonia della civilta occidentale, la questione romana e il papato, il ruolo della censura e dell`autocrazia zarista, fino alla previsione di una catastrofica guerra che l`occidente avrebbe scatenato contro la russia uscendone sconfitto, e che avrebbe segnato l`inizio di un nuovo capitolo della storia. temi, come salta agli occhi, di bruciante attualita. postfazione di massimo cacciari.

c`era una volta una bambina che viveva in un villaggio remoto fra le montagne. come "due ciottoli sott`acqua", i suoi grandi occhi scuri erano sempre bagnati di pianto: bastava un`ombra, il soffio umido del vento poco prima della pioggia, un piccolo gesto o una melodia lontana a farle versare lacrime. poi, un giorno, giunse al villaggio un uomo vestito di nero, con un grande cappello, una borsa scura e un minuscolo uccellino blu dalle piume lucenti. era un collezionista di lacrime, alla ricerca dell`esemplare rarissimo che mancava alla sua raccolta: la lacrima versata "per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo". incuriosita dalle storie di quell`uomo misterioso e ammaliata dalla "forza strana" dell`uccellino blu, la bambina decise di unirsi al loro viaggio. e durante il cammino - come narra han kang in questo racconto delicato e visionario, che ricorda una fiaba di miyazaki - il mondo intero inizio a mutare dentro e fuori di lei. eta di lettura: da 8 anni.

per anni william burroughs si e chiesto per quale motivo i sogni, quando vengono raccontati, risultino sempre cosi scialbi, finche un mattino non ha trovato la risposta, semplicissima: "manca il contesto... come un peluche lasciato sul pavimento di una banca". e a quel punto un dubbio lo ha sfiorato: "sono un alieno? alieno rispetto a cosa, esattamente? forse la mia casa e la citta dei sogni, piu reale della mia cosiddetta vita da sveglio". il sogno e il mondo infero sono d`altro canto il contesto di tutte le avventure del corpo e della mente che burroughs ha affrontato, e di tutti i libri che ha scritto. andare a zonzo nella terra dei morti e normalissimo per uno come lui; unica pecca - lamenta -, non riuscire mai a fare una colazione decente. nei sogni puo incontrare allen ginsberg o mick jagger, giocare con le amate armi da fuoco, accudire amorevolmente i suoi gatti, disquisire di sesso o di sesso, tempo e morte ("sia la morte sia il sesso rimuovono il soggetto dal tempo"), e ancora di guerra, scienza, societa, futuro e altre bagatelle. e nei sogni puo spacciare - senza timore di essere arrestato - pillole proibite di saggezza impopolare nonche dosi micidiali di humour vitreo: sono solo parole, e vero, ma sono anche la prima e ultima droga per i cosiddetti umani.

"nei miei libri tutto e artificio ... e lo spazio della scena e totalmente buio ... nell`oscurita tutto diventa piu chiaro" ha scritto bernhard. ed e dalle tenebre della torre di amras, dove hanno trovato rifugio dopo essere scampati al suicidio della loro famiglia - concertato in una notte di fohn -, che affiorano sotto i nostri occhi i fratelli k . e walter. avvinghiati l`uno all`altro, prigionieri di una "endogamia spirituale", uniti da un affetto che scaturisce dalla "reciproca avversione naturale", vivranno in quel luogo "un`unica notte senza sonno": una notte attraversata, per noi lettori-spettatori, da un freddo bagliore, e da una domanda perenne, destinata a non avere risposta: "perche siamo costretti a vivere ancora?". libro prediletto di bernhard, presto dimenticato per la sua giovanile sfrontatezza e l`audacia compositiva - cui concorrono materiali disparati, pagine scritte da walter nella torre, lettere, aforismi -, amras ci sconcerta ancora oggi per la sua voce inaudita, come quella della "cornacchia congelata" che abita in queste pagine e in ognuno di noi, turbandoci "con la sua attenzione": la coscienza.

ogni paese ha i suoi panni sporchi che, pur controvoglia, a volte e costretto a esibire. e quanto accadde in inghilterra con il clamoroso scandalo dei cambridge five, i diplomatici che nel secondo dopoguerra trafugarono documenti top secret e li consegnarono ai sovietici. c`e chi, come guy burgess, si diede alla macchia, seminando il panico e alimentando fantasiose leggende prima di essere stanato oltrecortina. e chi, come anthony blunt, ordi il sabotaggio dal cuore piu sacro e in teoria inviolabile del regno unito. una manna per alan bennett. per nulla interessato allo spionaggio ma avido di pettegolezzi, non si lascera sfuggire l`occasione di portare in scena i due reprobi. "una spia in esilio", ispirato a un episodio realmente accaduto, racconta la paradossale missione dell`attrice coral browne, che il vanesio burgess, incapace di rassegnarsi allo squallore moscovita, incarica, non senza averla armata di metro a nastro, di fargli confezionare un abito dal suo sarto di fiducia a londra. un problema di attribuzione ruota intorno alla controversa autenticazione di un tiziano appartenente a sua maesta - anche se forse, piu del dipinto, e sir anthony in persona a essere sottoposto a un severo scrutinio. "senza dubbio, rispetto a noi, blunt, burgess e compagnia erano ancora capaci di nutrire illusioni. avevano qualcosa a cui votarsi". questo non tratterra bennett dall`infilzare come tordi e mettere sulla graticola l`"innocente all`estero" e l`algido curatore della collezione reale, due pericolosissimi idealisti annidati nel cuore marcio della guerra fredda.

i testi qui raccolti ci offrono il privilegio raro di penetrare nel laboratorio di cioran e di assistere, per cosi dire in presa diretta, al distillarsi del suo pensiero. scopriamo cosi come il cioran degli inizi, piu lirico, piu "scarmigliato", "piu apertamente provocatorio", arrivi alla folgorante condensazione del frammento. "gli esercizi negativi mostrano l`"esplosione" vissuta e il lento lavoro di rifinitura dello stile" osserva ingrid astier, e bastera scorrere anche solo i titoli di alcuni capitoli - "l`assoluto e le sue caricature", "l`improbabile come salvezza", "il suicidio come strumento di conoscenza", "tra dio e il verme", "del solo modo di sopportare gli uomini" - per cogliere la forza dirompente di un libro dal quale non si esce indenni. perche "un libro deve frugare nelle ferite, anzi deve provocarle. un libro deve essere un pericolo", affermera molti anni piu tardi lo stesso cioran, svelando l`intento profondo di queste pagine, che alla minaccia dell`accecamento preferiscono la lucidita dell`insonnia.

chi conosce lovecraft come l?allampanato maestro del mostruoso, autore di una scarna opera che ha segnato la narrativa horror e lasciato un?impronta indelebile su tutti i successori, deve prepararsi a una grossa sorpresa: dopo la sua morte si e rivelato uno dei piu copiosi epistolografi di ogni tempo. e quasi un?altra persona. gli amici, che hanno conservato le sue lettere, ne ricaveranno una scelta di circa un migliaio raccolte in cinque volumi, ma l?intero corpus pare ammonti ad almeno centomila, scritte tra i venti e i quarantasette anni, e diventate, nell?ultima stagione, un?occupazione a tempo pieno. come rendere l?idea di una corrispondenza di tali spropositate dimensioni? non restava che prendere una sola lettera, la piu lunga, e consegnarla al lettore in forma di libro. si scoprira cosi l?universo quotidiano di lovecraft, ben lontano da quello che traluce dai racconti, e un uomo totalmente diverso: sobrio, pacato, pieno di troppo sano buon senso - l?altra faccia della sua follia - da offrire all?ignoto destinatario, che gia dalla prima pagina scompare. come un serial killer che alla fine di una lunga giornata, dal suo buen retiro di providence, ci indottrina sulle grandi epoche storiche, loda la compagnia e la natura, e da critico sempre acuto e rassegnato dell?eta moderna ci fa i suoi migliori auguri per l?avvenire.

scritti nelle domeniche oziose, "solo con la voglia di raccontare storie avvincenti", i brevi testi qui radunati offrono un saggio dell?onnivora curiosita che e la molla vitale di ogni scienziato, anche di chi, come vallortigara, "per mestiere passa il tempo a studiare il linguaggio delle lucciole e il tabu dell?incesto nelle falene". intrecciando etologia, neuroscienze e amore per la letteratura, e sempre forzando i confini tra discipline diverse, vallortigara delinea in queste pagine un itinerario affascinante: ci conduce per esempio a capri, sulle tracce dell?etologo estone jakob von uexkull; oppure alla scoperta delle prodezze cognitive di physarum polycephalum, un organismo unicellulare capace di estendere le sue propaggini protoplasmatiche in una rete che compete in efficienza con quella delle ferrovie di tokyo; o, ancora, alla ricerca della ragione per cui l?uso alternato della narice destra e sinistra in un cane puo illuminare il differente funzionamento dei due emisferi cerebrali, e spiegare perche una parte dell?umanita e mancina. smascherando i piu diffusi pregiudizi sul mondo animale, vallortigara elargisce rivelazioni sorprendenti - sull?empatia delle formiche e l?altruismo dei pappagalli, sugli esiti dei processi di selezione genetica delle galline, sul luogo misterioso del cervello dove e custodita la memoria, sull?origine biologica delle credenze umane in entita sovrannaturali. e ci ricorda che gli animali, oltre che amici meravigliosi, sono anzitutto "una fonte inesauribile di interrogativi".

nel romanzo di sarban "il richiamo del corno", un ufficiale della marina britannica sperimenta l`incubo di risvegliarsi in un mondo nazificato, dove i prigionieri-schiavi sono selvaggina per la caccia di un feroce sovrano: un`allarmante rappresentazione della storia come avrebbe potuto svolgersi - o ucronia, come l`ha definita nel 1876 charles renouvier. che nasca dal rimpianto o dalla ribellione, da un credo filosofico-religioso o dall`attrazione per gli infiniti possibili, ogni opera ucronica e` destinata a falcidiare certezze, a dinamitare la nostra visione del mondo, giacche` insinua il dubbio che la storia sia un gigantesco trompel`oeil e che anche la piu` confortante realta` possa di colpo vacillare, spalancando abissi angosciosi. a questo sovversivo genere letterario, cui lo lega una tenace passione, emmanuel carrere ha dedicato una seducente riflessione che, oltre a ripercorrerne le tappe salienti, ne addita le sconcertanti implicazioni: i regimi totalitari non hanno del resto adottato la tecnica ucronica per imporre una storia controfattuale? ma c`e` di piu`: proprio quando sembra rivestire i panni del teorico sottile e distaccato, carrere ci trascina nel laboratorio da cui sono nati "i baffi" e "l`avversario", dove vite parallele e alternative sgretolano quella fragile costruzione che e` la nostra identita`. e ci svela che, dalle piu` innocenti reverie retrospettive fino alle devianze che sogniamo o paventiamo, l`ucronia e` sempre dentro di noi.

come i fan di yasmina reza ricorderanno senz`altro, nella variegata congerie di personaggi che animavano le pagine di "felici i felici" spiccavano i coniugi hutner: una coppia equilibrata, affiatatissima, alle prese con una tragedia dai risvolti farseschi - il ricovero in un istituto psichiatrico del figlio jacob, fermamente convinto di essere celine dion. se il romanzo ci lasciava con il dubbio di cosa ne fosse stato di loro, questa piece "leggera e impalpabile come una meringa" (cosi` l`ha definita un critico teatrale del " new york times ") ce li fa ritrovare - affranti e smarriti, ma risoluti a fare buon viso a cattivo gioco - in visita alla clinica, immersa in un parco lussureggiante, dove jacob / celine trascorre quello che considera semplicemente un periodo di riposo in vista di una lunga tournee. ad affiancarlo, philippe, "un giovane studente che ha un problema con la sua identita` nera" (in realta` e` bianchissimo), e un`eccentrica psichiatra che sfreccia su e giu` in monopattino, tiene conferenze volte a riabilitare le sorellastre di cenerentola e tende ad assecondare - se non a incoraggiare - i deliri dei suoi pazienti. se e` vero, come ha scritto michele masneri, che yasmina reza e` la "piu` perfida scrittrice europea", altrettanto innegabile e` la sua costante, appassionata ricerca di quello che lei stessa definisce "il nocciolo duro, umano, riconoscibile da tutti, quello che resiste a tutte le differenze".


tutti gli scritti di kafka sono attraversati dalla presenza del nemico. ma il suo nome si dichiaro` soltanto alla fine, nei tre lunghi racconti di animali - ricerche di un cane, josefine la cantante o il popolo dei topi, la tana - che hanno scandito gli ultimi mesi della sua vita, chiudendola come un sigillo. non si trattava di un tribunale ubiquo e ferreo, come nel processo, ne` di un`autorita` avvolgente, che poteva attirare a se` e al tempo stesso condannare, come nel castello. ma di animali dispersi e brulicanti, sopra e sotto la superficie della terra. erano diventati gli unici interlocutori di colui che narrava. come se kafka fosse voluto scendere in uno strato piu` largo di cio` che e`, la` dove gli uomini possono essere una presenza superflua. a quel luogo - separato dal mondo ma da sempre gia` presente - e al suo ideatore e` dedicato questo libro, che e` insieme la via piu` diretta e labirintica per raggiungerlo.

che cosa si prova a cadere da un piroscafo in mezzo al pacifico? chiedetelo a henry preston standish, il protagonista di questo piccolo libro, un agente di borsa di new york che si e` appena concesso la sua prima vacanza solitaria per poi, una volta al largo, cadere inopinatamente in mare. sposato, con due figli e una carriera solida, standish e` un bravo cittadino, , che non ha mai avuto dubbi o cedimenti, ma a un tratto ha sentito il bisogno di partire. se il viaggio non andra` come sperato e` solo colpa della sua condizione di gentiluomo - fonte ultima dei suoi guai -, che gli ha impedito di urlare a squarciagola per chiedere soccorso. quando infatti si decide a farlo e` troppo tardi e si ritrova in pieno oceano, mentre la nave si allontana per sempre all`orizzonte. le ore successive le passera` a riflettere sulla tragica ironia della sua sorte: una minima odissea tutta interiore che lentamente si trasforma in una sorta di regressione talassale, in un livido ritorno a una agognata condizione prenatale. e su quello che in fondo e` solo uno scivolone, lewis costruisce - con un senso dell`equilibrio che ha del miracoloso - un apologo beffardo e una novella perfetta.

e lo stesso commissario maigret, nelle sue memorie, a raccontare (in una esilarante mise en abyme) come gli era capitato di far visitare i locali della polizia giudiziaria a uno scrittorello dotato di , tale georges sim. nella realta` fu xavier guichard, che ne era il direttore, a proporre, all`inizio degli anni trenta, a un simenon che di maigret ne aveva gia` pubblicati una mezza dozzina, di trascorrere qualche giorno al quai des orfe`vres: giusto per rendere piu` verosimili il suo personaggio e l`ambiente in cui si muoveva. lui non se lo fece ripetere due volte e ne approfitto` anche per scrivere una serie di articoli. tuttavia, poiche` (come il lettore ha gia` potuto constatare nei tre precedenti volumi dei reportage) non di rado il romanziere eclissa il giornalista, non solo simenon annota spunti per i suoi futuri romanzi, ma si toglie lo sfizio di raccontare celebri inchieste, casi giudiziari clamorosi, aneddoti singolari. dai quali emerge anche uno spaccato della parigi dell`epoca, con la fauna dei suoi quartieri malfamati, gli immigrati delle periferie, i ricchi borghesi delle strade eleganti, i piccoli artigiani degli arrondissement piu` poveri: una parigi che gia` allora cominciava a cambiare profondamente - e che oggi e` quasi del tutto scomparsa. cosi` com`e` scomparsa quella polizia di cui simenon ci mostra all`opera gli ultimi esemplari, e della quale non nasconde di rimpiangere i metodi sbrigativi ma efficaci. con una nota di ena marchi.


c`era qualcosa che simenon cercava quasi ossessivamente, nei suoi viaggi. storie, atmosfere, personaggi lontani da lui, certo. ma non solo. e forse a meta` del suo giro del mondo, nel 1935, quel qualcosa - il segreto per passare dalla magnifica narrativa in bianco e nero dei primi anni a quella che sarebbe venuta dopo, in cui il colore avrebbe finito per prevalere - lo trovo` dove nemmeno lui avrebbe creduto: negli orizzonti perduti di quelli che ancora si chiamavano mari del sud. di cui questi testi, e queste fotografie, raccontano tutto l`incanto, e la malattia. con una nota di matteo codignola.

confida sciascia a domenico porzio. . ed e` come se questo libro, che registra incontri avvenuti lungo il 1988 e il 1989 e interrotti dalla morte dello scrittore, i due amici l`avessero disegnato proprio per scongiurare la fine del libero colloquiare, la dilagante riduzione a intervista della conversazione. provocato dalla inesauribile curiosita` di porzio, stimolato da un dialogo mutevole, schietto, indisciplinato, sciascia parla con un`asciuttezza in cui il fervore e` schermato dal riserbo e dalla precisione, offrendoci inattesi squarci sulla sua infanzia, quando il 2 novembre i bambini ricevevano i regali dei morti; sulla biblioteca della zia maestra e sul teatro di racalmuto, responsabili della sua divorante passione per i libri e il cinema; sui drammi che l`hanno segnato, come il suicidio del fratello, cui e` seguita quella che con ammirevole pudore definisce ; sull`impiego al consorzio agrario, che gli ha assicurato . ma, insieme, vengono alla luce anche tutti i suoi amori: oltre ai libri, parigi, il settecento, stendhal, savinio, su cui ha pesato l`italica , borges, pirandello, . e i segreti della sua officina, come la mescolanza dei generi suggeritagli da malraux, che vedeva in santuario di faulkner - incluso il piu` spiazzante ed efficace: .

a duecento anni dalla sua nascita, baudelaire e` il caso molto raro di uno scrittore che ha mantenuto intatta la sua forza di penetrazione intellettuale e la capacita` di scardinare ogni forma di pensiero sclerotico. dopo la folie baudelaire, che era un vasto libro non solo su baudelaire ma su tutta la parigi intorno a lui, roberto calasso ha voluto concentrarsi su cio` che costituisce la singolarita` irriducibile dello scrittore - innanzitutto il taglio della sua intelligenza e quel gusto che ha dato un`impronta definitiva a cio` che si e` poi chiamato il moderno.

(roberto calasso)

ungenach e` il nome della sconfinata proprieta` fondiaria nell`austria superiore toccata in eredita` ai due fratelli zoiss. ma, ancorche` ricchissimo, splendido agglomerato di frutteti, campi coltivati, boschi, cave, tenute e fabbricati rurali, ungenach e` precisamente quello che ha spinto i due zoiss a fuggire il piu` lontano possibile: karl in africa, robert negli stati uniti. per karl, infatti, rimanere a ungenach , e per robert ungenach e` - anche il padre, del resto, per tutta la vita . immensa devastazione, , , ungenach e` il labirinto ossessivo dei ricordi e della mente, l`aborrito luogo dell`origine. e, rimasto unico erede dopo la morte del fratello, robert si sbarazzera` di tutto con una sconcertante donazione, compiuta e, beffardamente, a favore di una trentina di assurdi beneficiari, fra cui un , quattro carcerati e un ricoverato in manicomio. un atto liberatorio che, di fatto, causera` l`irreversibile estinzione di ungenach, fosco compendio di ogni realta` fisica e mentale - .

nel 1933 osip mandel`stam, poeta in disgrazia, in procinto di diventare carne da lager, , e studia l`italiano servendosi della divina commedia. in crimea durante la primavera scrive "conversazione su dante", ma quando tenta di pubblicarlo incontra una serie di rifiuti. di certo il saggio non ha nulla a che vedere con il realismo socialista, ne` corrisponde al canone degli studi danteschi. affrancando il italiano da secoli di retorica scolastica, mandel`stam ragiona su cio` che presiede alla nascita della sua poesia: in primo luogo, la metamorfosi. tutto, nella commedia, e` in movimento, e per il vero lettore, , leggere dante significa rifiutarsi di restare incatenati a un presente che a sua volta e` saldamente ancorato al passato: . unico poiche` sembra comprendere tutti i linguaggi, quello di dante evoca il mondo con irripetibile potenza, e la conversazione di mandel`stam, tripudio di luminose intuizioni, costrutti arditi e metafore inusitate (biologiche, musicali, meteorologiche, tessili), in una prosa continuamente attraversata da squarci di poesia, scorge e mette in luce i tratti piu` moderni, addirittura sperimentali, del suo poetare.

e un`europa che sonnecchia sotto la neve, ma , quella dei primi mesi del 1933. un`europa malata, tanto che il medico, mentre la ausculta e le fa dire , ha un`aria preoccupata. non e` un medico, simenon, non ha rimedi da prescrivere, ma ha il fiuto, la curiosita` e la cocciutaggine del reporter di razza. e non esita ad attraversarla, questa europa, dal belgio a istanbul, spingendosi fino a batum e concentrando la sua attenzione soprattutto sui : quelli dell`ex impero zarista. risoluto a ignorare le , simenon ci offre, sul continente negli anni tra le due guerre, una testimonianza preziosa, fatta di immagini, episodi, annotazioni, dialoghi, scenari (alcuni dei quali torneranno, trasfigurati, nella sua narrativa). e non meno preziose sono le fotografie che scatta in viaggio, e che accompagnano il volume: perche` ancora una volta, nelle stradine ghiacciate di vilnius come nelle desolate campagne della polonia, nella berlino che assiste all`incendio del reichstag come nel sordido dormitorio dei poveri di varsavia, nello studio di trockij sull`isola di prinkipo come nel miserabile mercato di odessa (e perfino negli alberghi di lusso delle grandi capitali europee, popolati di sagaci portieri, stravaganti banchieri, ricche dame annoiate e nevrasteniche, truffatori e avventuriere di alto bordo), quello che interessa a simenon e` stanare l`, e mostrarcelo, come fara` poi nei suoi romanzi, con compassione infinita e senza mai emettere giudizi. con una nota di matteo codignola.

nel 1965 alberto arbasino pubblico` "grazie per le magnifiche rose", foltissimo volume di scritti sul teatro - non , si precisava, bensi` . che la maggior parte di quegli autori e attori sia poi scomparsa dalla senza lasciare , come arbasino avrebbe in seguito osservato, e` certo vero. ma e` altrettanto vero che non occorre ricordare chi fosse celeste aida zanchi per soccombere a un inciso come . l`inesauribile forza di seduzione di queste leggendarie cronache teatrali, difatti, sta tutta in una scrittura indiavolata, elettrizzante, che girando su se` stessa si appropria delle a broadway come a bayreuth - pubblico incluso - per poi ritrarle attraverso fulminanti comparazioni con il conosciuto ( per il lettore italiano) oppure attraverso fastose ecfrasi degne di longhi e gadda. ma, soprattutto, palpita dietro ogni cronaca la felicita` della scoperta - quella che, di solito trattenuta, esplode di fronte a musical come gypsy, . cosi` come palpita - vero protagonista di questo - il mondo, quale era in quegli anni.

a helgoland, spoglia isola nel mare del nord, luogo adatto alle idee estreme, nel giugno 1925 il ventitreenne werner heisenberg ha avviato quella che, secondo non pochi, e` stata la piu` radicale rivoluzione scientifica di ogni tempo: la fisica quantistica. a distanza di quasi un secolo da quei giorni, la teoria dei quanti si e` rivelata sempre piu` gremita di idee sconcertanti e inquietanti (fantasmatiche onde di probabilita`, oggetti lontani che sembrano magicamente connessi fra loro, ecc.), ma al tempo stesso capace di innumerevoli conferme sperimentali, che hanno portato a ogni sorta di applicazioni tecnologiche. si puo` dire che oggi la nostra comprensione del mondo si regga su tale teoria, tuttora profondamente misteriosa. in questo libro non solo si ricostruisce l`avventurosa e controversa crescita della teoria dei quanti, rendendo evidenti, anche per chi la ignora, i suoi passaggi cruciali, ma la si inserisce in una nuova visione, dove a un mondo fatto di sostanze si sostituisce un mondo fatto di relazioni, che si rispondono fra loro in un inesauribile gioco di specchi. visione che induce a esplorare, in una prospettiva stupefacente, questioni fondamentali ancora irrisolte, dalla costituzione della natura a quella di noi stessi, che della natura siamo parte.

chi prova a dare un ordine ai propri libri deve al tempo stesso riconoscere e modificare una buona parte del suo paesaggio mentale. impresa delicata, piena di sorprese e di scoperte, priva di soluzione. molti l`hanno sperimentata, dal dotto seicentesco gabriel naude` ad aby warburg. qui se ne raccontano vari episodi, mescolati a frammenti di una autobiografia involontaria. a cui fanno seguito un profilo del breve momento in cui certe riviste, fra 1920 e 1940, operavano come impollinatrici della letteratura e una cronaca dell`emblematica nascita della recensione, quando madame de sable` si trovo` nella improba situazione di dar conto pubblicamente delle massime del suo caro e suscettibile amico la rochefoucauld. finche` il tema del dare ordine riappare alla fine, questa volta applicato alle librerie di oggi, per le quali e` una questione vitale, che si pone ogni giorno.

Col suo tocco elusivo, la prosa scabra di Han Kang sfiora ancora una volta l'orrore senza spiegarlo e ci lascia, attoniti, a contemplare la disturbante malìa del rifiuto di sé.



una cenerentola che ama servire e farsi battere dalle sorelle; il principe che all`improvviso s`innamora della matrigna di biancaneve, la quale pero` gli preferisce il ben piu` prestante cacciatore (); rosaspina che respinge il principe azzurro, reo di avere destato lei e gli abitanti del castello dalla beatitudine del sonno. nei in versi, provocatori rifacimenti - ma sarebbe forse piu` giusto parlare di sabotaggi - di fiabe dei grimm, l`invenzione linguistica e l`ironia di walser toccano uno dei loro vertici. e se la forma metrica ne mostra la natura di compiaciuto, finissimo divertimento letterario, non si puo` non cogliere nei personaggi, come osservava benjamin, gli inconfondibili tratti walseriani: .

attribuita a un antonino liberale di cui non si ha alcuna notizia e allestita con ogni probabilita` tra il ii e il iii secolo, questa silloge di racconti di metamorfosi ci e` stata tramandata da un codice di heidelberg, il palatinus graecus 398. il ricchissimo commento di sonia macri` e tommaso braccini ricostruisce con sapienza tutta la complessa rete mitografica, folklorica e antropologica che le fa da sfondo. . nel mito greco era plausibile che uomini e donne potessero trasformarsi in animali, piante e rocce. era l`ultima propaggine del regno della metamorfosi. e l`ultimo cantore di quelle storie fu ovidio. prima di lui e accanto a lui era fiorita su quei temi una intera letteratura, che il tempo ha sommerso. ma almeno un prezioso relitto si e` salvato: queste metamorfosi di antonino liberale, che per alcune vicende sono una fonte unica e indispensabile e vanno poste accanto agli scritti di apollodoro e di igino come testimonianza di cio` che fu l`antica mitografia.

fra il seicento e la fine del settecento, nasce e si sviluppa in francia un genere che subito raggiunge picchi mai eguagliati in seguito: il ritratto. in poche righe vengono disegnati profili non meno memorabili di quelli di certi personaggi di romanzo. ma qui si tratta, molto spesso, di persone illustri. di questi scritti cioran era un conoscitore portentoso: nessuno dunque meglio di lui avrebbe potuto, attingendo al vasto giacimento dei me`moires, allestire una galleria al tempo stesso cosi` personale e cosi` essenziale: dall`ineguagliabile saint-simon, , a madame du deffand, soavemente feroce sulla marchesa du chatelet; da madame de genlis - che ritrae un rousseau acrimonioso, ipocrita e vanitoso - a rivarol, implacabile su mirabeau; da talleyrand, , a madame de stael e a de pradt, che vede lo spirito di napoleone come ; da chateaubriand, che infierisce su talleyrand, a benjamin constant e a sainte-beuve - per terminare con tocqueville. con una luminosa osservazione a fare da guida: .

piu` volte nei suoi interventi pubblici anna maria ortese ha denunciato i delitti dell`uomo "contro la terra", la sua "cultura d`arroganza", la sua attitudine di padrone e torturatore "di ogni anima della vita". e lo ha fatto pur nella consapevolezza che il suo grido d`allarme sarebbe stato accolto con impaziente condiscendenza da chi sembra ignorare che cio` che rende l`uomo degno di sopravvivere e` la sua "struttura morale: intendendo per morale ogni invisibile suo rapporto, ma buon rapporto, con la vita universale". quel che ignoravamo e` che tali interventi, che additavano nello sfruttamento e nel massacro degli animali, nella natura offesa e distrutta il nostro piu` grande peccato, non erano isolate e volenterose prese di posizione, bensi` la punta emergente di un iceberg. un iceberg rappresentato da decine e decine di scritti inediti, nei quali la ortese e` andata con toccante tenacia depositando quel che le dettava la sua "coscienza profonda", vale a dire la memoria, riservata a pochi e supremamente impopolare, "delle "prime cose" preesistenti l`universo" - in altre parole, la visione che la abitava. scritti di cui qui si offre una calibrata selezione e che nel loro insieme si configurano come un vero e proprio trattato sull`unica religione cui la ortese sia stata caparbiamente fedele: la religione della fraternita` con la natura.

a sei donne incontrate fra il 1932 e il 1935, quasi tutte sue amanti occasionali, sono indirizzate queste lettere di ce`line, dove sempre risuona la petite musique del suo stile. sei donne che ce`line continua a seguire e proteggere: e, se si guarda bene dal parlare d`amore, non lesina consigli su come usare gli uomini nel modo migliore, cioe` "per il piacere e per i soldi". ma soprattutto, lettera dopo lettera, con una generosita` che rende lacerante la violenza autodenigratoria ("gia` vecchio, depravato, non ricco, malmesso insomma. tutt`altro che un buon partito. battona e malfido"), non cessa di illuminare per barbagli, a loro beneficio, il mondo. in fondo, scrive a evelyne pollet, "crepare dopo essersi liberato, e` almeno questa l`impresa d`un uomo! aver sputato ogni finzione...".

gadda e parise cominciano a frequentarsi nel 1961, allorche` parise acquista una casa a monte mario, non lontano dall`appartamento di via blumenstihl 19 dove gadda e` approdato dopo lunghe peregrinazioni e innumerevoli camere d`affitto. gadda ha quasi settant`anni, e` sopraffatto da una gloria tardiva, atterrito dai "fucili puntati" di garzanti e einaudi e dalle "onoranze" che gli vengono tributate, oppresso dai ricordi, straziato da un`"orrenda solitudine". parise ha poco piu` di trent`anni, cinque romanzi - fra cui un bestseller, "il prete bello" - al suo attivo e una mgb rossa; e` scettico, gia` annoiato dal successo, forse persino sazio del suo talento, ma capace di ammirare; capisce al volo le persone e ama metterle a nudo sottoponendole a scherzi atroci. inaspettatamente, i due diventano amici. gadda vede nel giovane parise "un surreale d`impeto": gli fa leggere darwin, cerca maldestramente di proteggerlo, si offre addirittura di prefare la ristampa di "il ragazzo morto e le comete" e "la grande vacanza", ma soprattutto non cessa di testimoniargli un affetto e una premura che sorprendono chi conosca la compassata cerimoniosita` dell`ingegnere. parise scarrozza gadda incurante del suo terrore di essere visto, e criticato, a bordo di una rombante biposto, lo sfotte con un`irriverenza che cela una "profonda, alta ammirazione", gli dedica quattro memorabili scritti che, insieme alle lettere che si scambiarono, documentano una fra le piu` imprevedibili amicizie del novecento.

tre anziane, eccentriche signore, una cadente dimora di campagna, e il problema di metterla a reddito. come? una soluzione: far intervenire l`onnipresente national trust, se non fosse che il suo emissario si e` rivelato un po` troppo entusiasta di certi vecchi pitali e del loro utilizzo da parte di alcune, antiche, celebrita`. molto meglio, per il momento, andare sul sicuro, cioe` accettare l`offerta di un produttore, che in cambio di parecchio denaro chiede soltanto di rimanere in un angolo, mentre la sua troupe sistema il set del film che si accinge a girare: un porno, naturalmente. l`ultimo bennett come il lettore sta imparando a conoscerlo: piu` esplicito, piu` feroce e piu` comico di quanto non sia mai stato.

"ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. sono nelle profondita` piu` minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l`oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato". tale e` il presupposto di queste "brevi lezioni", che ci guidano, con ammirevole trasparenza, attraverso alcune tappe inevitabili della rivoluzione che ha scosso la fisica nel secolo xx e la scuote tuttora: a partire dalla teoria della relativita` generale di einstein e della meccanica quantistica fino alle questioni aperte sulla architettura del cosmo, sulle particelle elementari, sulla gravita` quantistica, sulla natura del tempo e della mente.

i lettori italiani sanno fare i loro conti, e conoscono bene la quantita` di risate che alan bennett riesce a scatenare quando maneggia uno spunto anche elementare (la sgradita visita di topi d`appartamento, ad esempio), o ritrae personaggi familiari in situazioni incongrue (un`anziana regnante cui capita in mano, per la prima volta o quasi, un libro). per calcolare quanto rideranno qui, bastera` dunque fare la somma fra un compito apparentemente banale (correggere un libretto d`opera) e i due eccentrici, litigiosi e, com`e` ovvio, spiritosissimi mostri sacri chiamati a svolgerlo, nel corso di un lungo battibecco immaginario ma tremendamente verosimile: w.h. auden, nientemeno, e benjamin britten.

in tutti e tre i racconti che compongono questa raccolta muriel spark ci proietta in uno scenario molto diverso da quelli altamente anglici a cui ci ha abituati: l`africa, dove si trasferi`, giovane sposa, nel 1937, rimanendovi suo malgrado, a causa della guerra, fino al 1944. l`africa nera di un`asfittica colonia inglese popolata di piantatori con velleita` letterarie e mogli brille e incarognite che dormono sempre con la pistola sul comodino, "posto feroce" che "tira fuori il lato piu` crudele" di ciascuno, e dove avvengono quei continui omicidi fra bianchi che tanto incuriosiscono chi, in patria, ne legge placidamente le cronache sul giornale bevendo il te` del mattino. qui incontriamo la giovane sybil che, catapultata nell`altro emisfero, vi trova proprio la compagna di scuola che detestava di piu`; o daphne, ossessionata dal grido funereo e premonitore dell`uccello va`-via: giovani donne che guardano con spietato disincanto il malevolo consorzio umano che le circonda.

nella "seconda lettera ai tessalonicesi", che la tradizione attribuiva a san paolo, compare l`enigmatica figura di una potenza: il katechon, qualcosa o qualcuno che trattiene e contiene, arrestando o frenando l`assalto dell`anticristo, ma che dovra` togliersi o esser tolto di mezzo - affinche` l`anticristo si disveli - prima del giorno del signore. e l`interpretazione di quella figura e` qui lo sfondo su cui si dipana una riflessione generale - in costante `divergente accordo` con la posizione di carl schmitt - sulla `teologia politica`, e cioe` sulle forme in cui idee e simboli escatologico-apocalittici si sono venuti secolarizzando nella storia politica dell`occidente, fino all`attuale oblio della loro origine. con quale sistema politico puo` trovare un compromesso il paradossale monoteismo cristiano, la fede nel deus-trinitas? con la forma dell`immuro o, invece, con quella di un potere che frena, contiene, amministra e distribuisce soltanto? oppure occorre cercare una contaminazione tra le due? non poche delle decisioni politiche che hanno segnato la nostra civilta` ruotano intorno a queste domande, e nell`opera di alcuni dei suoi piu` grandi interpreti, da agostino a dante a dostoevskij, trovano una drammatica rappresentazione. il volume e` corredato da un`antologia dei passi piu` significativi della tradizione teologica, dalla prima patristica a calvino, dedicati all`esegesi della "seconda lettera ai tessalonicesi", 2, 6-7.


"l`amore, mia cara, e` un sentimento di lusso!": questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto (e che dalla vita ha imparato una grande lezione: "dare pochissimo e pretendere ancora meno") alla figlia innamorata e infelice. ma lei, denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di hendaye, yves le e` apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell`aspetto; e poiche` alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l`uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po` annoiato. poi il marito e` stato richiamato a londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre "piene e dorate " sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d`amore. il ritorno a parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realta`: no, yves non e` ricco, tornato dal fronte si e` reso conto di aver perduto tutto, ed e` stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui "c`erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente") a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica. in questa cronaca di un amore sghembo, in cui si fronteggiano due inconsapevoli egoismi, la giovanissima ire`ne ne`mirovsky sfodera gia` il suo sguardo acuminato e una perfetta padronanza della tecnica narrativa.

non e` un caso che il comitato rivoluzionario affidi la missione di "liquidare" valerian aleksandrovic kurilov, l`odiato ministro della pubblica istruzione del regime zarista, proprio a le`on m.: orfano di due rivoluzionari russi, allevato in svizzera a spese del "partito", questi non ha avuto altra famiglia che i "compagni", ed e` cresciuto con l`idea "che una rivoluzione sociale fosse inevitabile, necessaria". nel gennaio del 1903 le`on, non ancora ventenne, assume dunque la falsa identita` del dottor marcel legrand e riesce a entrare nella casa di colui che gli studenti universitari hanno soprannominato il pescecane. perche` oltre che un avido uomo di potere, kurilov e` anche feroce: non esita infatti a far sparare sugli studenti, ne` a farli arrestare, processare e giustiziare. eppure, vivendo costantemente al suo fianco, il falso dottor legrand scopre un uomo diverso: gia` al primo sguardo gli sembra "piu` flaccido, piu` sgretolato, piu` vulnerabile", e presto apprendera` che e` gravemente malato. inoltre, kurilov e` molto innamorato della seconda moglie, un`ex cocotte francese che i sovrani si rifiutano di ricevere, e a causa di questa donna, che tutti giudicano "sconveniente", affrontera` perfino la disgrazia politica.

supremamente ottuso e` per bernhard il mondo dei premi letterari, di cui traccia un ritratto insieme crudele e divertentissimo, senza risparmiare frecciate a nessuno, neanche a se stesso: "tutto era repellente, ma piu` repellente di tutto trovavo me stesso" dice a proposito del premio franz theodor csokor. al grottesco balletto prendono parte stolidi largitori e beneficati vanesi; ministre che russano durante i panegirici per poi risvegliarsi di botto sbraitando imperiose: "ma dove si e` cacciato il nostro scrittorello?"; conferitori di attestati e di prebende che, scambiando il sesso dei poeti laureandi, parlano con disinvoltura della "signora bernhard"; politici opportunisti e di abissale ignoranza preoccupati solo di fare passerella; giurie letterarie insipienti ma ben liete di trasferirsi, spesate di tutto, nei migliori alberghi e ristoranti; finanziatori che con un esborso spudoratamente basso si assicurano pubblicita` a buon mercato e una fama di generosi mecenati; e grossolani esponenti dell`industria che presentandolo parlano diffusamente dello "straniero nato in olanda", il quale pero` "gia` da qualche tempo vive tra noi", e al quale attribuiscono senza fare una piega un fantomatico romanzo ambientato in un`isola del sud. "se qualcuno offre del denaro vuol dire che ne ha ed e` giusto alleggerirlo" pensa tuttavia bernhard, e non nega affatto di averlo speso volentieri, soprattutto se gli ha dato l`occasione per comprarsi finalmente una triumph herald.

i faits divers - sottolineava sciascia presentando nel 1989 la sua terza raccolta di articoli e saggi dispersi - sono "quelli che noi diciamo fatti di cronaca, cronache quotidiane, cronache a sfondo nero, passionali e criminali spesso, sempre di una certa stranezza e di un certo mistero". "fatti diversi" vale dunque "parodisticamente, paradossalmente e magari parossisticamente, cronache: a render piu` leggera la specificazione, di crociana ascendenza, di storia letteraria e civile". ma anche a ribadire, si vorrebbe aggiungere, la fedelta` a un metodo in cui alla pertinacia del detective si accompagna l`urgenza di verita`, all`erudizione dell`enciclopedista la fabula, alla volonta` di ribadire la ragione della memoria "il senso e il senno dell`oggi". la raccolta si apre sull`interrogativo "come si puo` essere siciliani?", e prosegue poi con "inquisizioni" che hanno al centro la sicilia e insieme la letteratura, il cinema, la pittura, la fotografia.

"se e` vero che le vicende della sua vita sono parte integrante dell`importanza di socrate, si deve comunque dare tutto il rilievo possibile al fatto che egli mori` assassinato" dichiara perentoriamente manlio sgalambro. tuttavia platone "omette pietosamente quella parola", e dal canto suo nietzsche afferma - certo a ragione - che "socrate volle morire". ma chi desidera morire, osserva sgalambro, "si trova intrappolato in una insana contraddizione", giacche` nello stesso tempo vuole vivere. e cosi` fu anche per socrate, che delego` infatti il compito a un "benefattore" (euergetikos) - cosi` egli defini` l`assassino - e con cio` introdusse una volta per tutte nella filosofia la figura dell`omicida. eppure la speculazione filosofica ha per lo piu` evitato di porsi le domande cruciali che ne derivano: quale mistero cela il delitto in se stesso? chi e` l`assassino nella sua essenza? domande che invece non teme di affrontare qui sgalambro, tenace esploratore delle zone impervie del pensiero, spingendo lo sguardo verso quel punto dove l`espressione "`l`uomo e` mortale` non significa in primis che `l`uomo muore` - insigne banalita` concettuale -, ma che l`uomo e` datore di morte".

i "frammenti postumi" di friedrich nietzsche raccolti in questo quinto volume testimoniano, nella dinamica molteplicita` dei temi, un tumultuoso - e decisivo - periodo di transizione che si concludera`, simbolicamente, con il commiato definitivo da richard wagner. nietzsche filologo "inattuale", critico e riformatore nel segno della grecita` e di wagner, pone con risolutezza in discussione se stesso e le sue precedenti convinzioni, incamminandosi per una lunga e faticosa "via della liberazione" che, secondo un progetto destinato a non realizzarsi, avrebbe dovuto raggiungere al termine di un percorso di dodici "considerazioni inattuali". e a due di queste, "noi filologi e richard wagner a bayreuth", sono legate gran parte delle riflessioni che si trovano in queste pagine. da un lato, utilizzando i risultati delle nascenti scienze antropologiche ed etnologiche e cogliendo nell`antichita`, accanto ai germi di una nuova mentalita` libera e scientifica, la permanenza di un "pensiero impuro", nietzsche si dimostra piu` che mai contrario alla concezione di uno "sviluppo naturale" della storia e della cultura presente nei filosofi hegeliani e nei positivisti. dall`altro, individuando adesso una contrapposizione tra la categoria ampia di `educazione` e i pericoli presenti nell`arte, si allontana sempre di piu` dal culto del `genio` e dalla metafisica schopenhaueriana.

il villaggio dei solenni meo, nel laos, pervaso dall`odore "di immensa stravaganza" dell`oppio, dove tutto sembra sospeso; il lampo d`oro, destinato a durare per l`eternita`, che gli occhi e i capelli di ignazio, l`amico adolescente, mandano un giorno su un campo da tennis; la tigre avvolta dalla nebbia e come "distesa su piume o aria" che appare d`improvviso, alla luce dei fari, su una strada della malesia; il pavillon fuori moda dove - fra spumeggianti bicchieri di itala pilsen, giovani donne fasciate di seta e ufficiali tedeschi col monocolo - pochi minuti di oscuramento e il fischio degli stuka possono condensare la guerra; l`"arruffio di gesti tutti precisamente sintonici" che nel ricordo si rivelera` essere l`amore; lo sguardo appannato, "come una pellicola selvatica poggiata sulla cornea", di una delle piu` famose spie, kim philby, colto in un albergo di mosca. sono gli inattesi lampi di verita`, gli improvvisi scatti della memoria, le manifestazioni dell`arte della vita offerti ai lettori del "corriere della sera" fra l`aprile del 1982 e il marzo del 1983: e non e` un caso che, quasi a radunare idealmente questi brevi testi di massima densita` in un terzo e piu` malinconico `sillabario`, parise avesse scelto la rubrica "lontano". perche` quello che si impara - sembra dirci parise - lo si impara di colpo, da un momento all`altro, ma per lo piu` nel ricordo, quando ormai e` troppo tardi.

marcel schwob ha scritto che se boswell fosse riuscito a concentrare in dieci pagine la sua monumentale "vita di samuel johnson", avrebbe dato alla luce l`opera d`arte tanto attesa. quasi raccogliendo la sfida, giorgio manganelli scrisse nel 1961 questo trattatello, che rappresenta una `biografia sintetica` e insieme un ritratto collettivo dove - sullo sfondo di una londra torva e sordida, ma amatissima - accanto a johnson figurano i suoi piu` cari amici: richard savage, scrittore fallito, sregolato e ribaldo, topham beauclerk, ilare e irresponsabile libertino, e naturalmente james boswell, autore di un "calco letterario fedele fino alla allucinazione" del modo di essere del dottore. uomini dalla prensile passionalita`, capaci di offrirgli un`immagine gia` vissuta e intellettualizzabile dell`esistenza: l`ideale per lui, che ambiva a essere "esperto e incorrotto". ma il johnson di manganelli e` ancora di piu`: il primo eroe di una civilta` di massa, un divo ammirato e amato per il fatto stesso di esistere, di conglomerare con la sua bizzarria e la sua sarcastica conversazione ascoltatori e spettatori. ed e`, anche, un perturbante alter ego, soprattutto laddove di johnson appare nel lato piu` segreto: la malinconia, l`ipocondria, l`infelicita`, fieramente combattute con il lavoro, con "i doveri dell`intelligenza, presidio della chiarezza interiore e dunque della moralita`".

fra i molti elementi controcorrente che resero celebre schopenhauer presso una ristretta cerchia di contemporanei e contribuirono nel novecento a trasformarlo in oggetto di culto per una ben piu` folta schiera di appassionati vi e` senz`altro la lungimirante apertura nei confronti del mondo, della cultura e della religiosita` dell`oriente, in particolare dell`india. alcuni, da nietzsche a hesse, videro in cio` il segno di una inarrivabile liberta` intellettuale: per schopenhauer non la grecia, non roma, non il cristianesimo rappresentano la culla e l`eta` dell`oro dell`umanita` - e, quindi, dell`europa - bensi` l`india, il brahmanesimo e il buddhismo. certo egli non fu il solo a pensarlo, giacche` una sorta di indomania caratterizzo` l`intera cultura romantica. schopenhauer fu pero` il primo e unico filosofo a inserire organicamente l`india in un poderoso sistema di pensiero, facendone il cardine della sua metafisica e della sua etica: "buddha, eckhart e io insegniamo nella sostanza la stessa cosa" annoto` due anni prima della morte, consapevole di imprimere cosi` il proprio sigillo di verita` a un`opera destinata a permanere.

il racconto di shirley jackson intitolato "la lotteria" ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della guerra dei mondi di orson welles. fama non immeritata, giacche` la pubblicazione sul "new yorker" nel 1949, scateno` un pandemonio. molti lo presero alla lettera, reagendo all`istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. certe cose non potevano, non dovevano succedere. eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell`atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del new england in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l`intensa silloge qui proposta, il lettore scoprira` da se`, in un crescendo di "brividi sommessi e progressivi" - come diceva dorothy parker che cosa li rende dei classici del terrore. secondo un altro illustre ammiratore della jackson, oltre che maestro del genere, stephen king, lo sono perche` "finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio".

che cosa rende questi reportage in paesi sconvolti da guerre atroci - vietnam, biafra, laos, cile -, in anni, fra l`altro, ormai remoti, tanto vivi e intensi? soprattutto, una qualita` ignota alla maggioranza degli inviati di guerra: l`"amoroso tocco", potremmo dire, che spinge parise a rischiare la vita non tanto per trasmettere dati e informazioni, ricostruendo fedeli ed effimeri scenari geopolitici, quanto piuttosto per partecipare del sentimento che domina i popoli di quei paesi. non si tratta dunque di passione politica o militare, ma di "una specie di fame fisica e mentale che porta a confondere il proprio sangue con quello degli altri, in luoghi o paesi che non siano soltanto quelli della propria origine". alla passione umana del parise reporter si accompagna anche uno speciale intuito, una vibrante capacita` di analisi, in virtu` della quale il conflitto vietnamita appare uno scontro fra uomini "puri, prismatici e refrigerati come una sfilata di bottiglie di coca-cola" da un lato e la vita "con tutto il suo esplosivo e misterioso disordine, la sua estrema mobilita` animale" dall`altro. apparso nel 1976, "guerre politiche" raduna quattro reportage.

l`aborto, l`amor di patria, carosello e l`insegnamento del latino, le raccomandazioni e il caso tortora: su temi come questi manganelli e` intervenuto, nel corso degli anni settanta e ottanta, usando un`arma che gli era massimamente congeniale - il "corsivo fulminante". e da quei corsivi sbiechi e solitari emerge un ritratto dell`italia che oggi piu` che mai lascia ammirati e scossi per la sua precisione.

: cosi` esordisce il protagonista di prima di travolgerci col disegno di una gelida vendetta: fara` innamorare alla follia una donna e poi la umiliera` con lo strumento della sua stessa menomazione per punire, attraverso di lei, tutte le donne. ma al momento decisivo, quando la prescelta sara` nuda e pudica di fronte a lui, l`imprevedibile accadra`. nella vita, del resto, tutto e` incerto. contraddittorio. persino gli affetti familiari e la letteratura offrono solo irragionevoli appigli, talche` in allo scrittore che ha appena perso il figlio indesiderato, un tesserino mostruoso e infernale, non resta che contemplare anche il naufragio del poema drammatico cui era affidata la speranza di sfuggire alla realta` quotidiana; e il la poesia e` ridotta a gioco combinatorio, a roulette alla rovescia. la silloge di tredici racconti e` apparsa per la prima volta nel 1962.

da una parte una madre asserragliata dalla solitudine, chiusa fra quattro mura che emanano freddo e infelicita`, in una casa di campagna dove nulla pare funzioni. dall`altra una figlia dalla vita scombinata, che sente ogni settimana il dovere, angoscioso e astioso, di visitare la vecchia madre. e che ora vuole risolvere i suoi crucci trovandole una badante. ma la madre resiste. il conflitto, al tempo stesso lacerante e orribilmente comico, culmina in una festa per anziani, sgangherata e grottesca, finche` tutto si raggela in un`istantanea di vero dramma.