













un poema medioevale irlandese, per la prima volta tradotto in una lingua moderna. un "divertimento" irridente e sfrenato, che sembra anticipare il riso beffardo e i giochi linguistici di rabelais. opera di un anonimo irlandese dell`viii secolo, di evidente formazione ecclesiastica, il poemetto risale a un`epoca di declino del monachesimo irlandese, e a un primo approccio puo` sembrare un bell`esempio di letteratura satirico-goliardica.


il poeta inglese tony harrison ha appositamente curato una scelta dei suoi versi piu` recenti per questa edizione italiana. poesie politiche si alternano a versi tratti da testi teatrali, ma comune rimane la volonta` di "forzare" i metri tradizionali attraverso una lingua violenta e attuale.










"tu che mi ascolti" riunisce, in un insieme organico, le poesie che bevilacqua ha dedicato alla figura materna nell`arco di una vita che il poeta definisce "duetto per voce sola", non interrotto oggi, a due anni dalla morte della madre. stesso titolo per questa silloge e per il testo narrativo pubblicato lo scorso anno: registrazione degli eventi che hanno segnato una vita a due. convinzione del poeta, infatti, e` che la fine tangibile di un essere amato non spezza, in chi gli e` stato alter ego, il legame relazionale: puo` tradursi in una sorta di misteriosa, comunicativa resurrezione.

le terzine di gianni d`elia tracciano in questa raccolta un bilancio esistenziale e politico. e bassa stagione nel percorso dell`eta` che procede, con tutti i ricordi che affiorano, i rimpianti, le presenze diradate, ma anche gli affetti fortificati nel tempo. e bassissima stagione per le vicende pubbliche, per gli ideali collettivi dispersi nella svendita o nella menzogna. gianni d`elia e` nato a pesaro nel 1953.



colori, sapori, fremiti e ansie della vita marina in un mondo di tepore mediterraneo, dove anche la creatura piu` piccola sospira e canta le gioie e i dolori del vivere. scrive maria corti nell`introduzione: "nico orengo appartiene a quella famiglia di poeti che vorrebbero incontrare le pietre parlanti, l`araba fenice, l`unicorno, perche` sanno che in fondo qualcosa di non molto dissimile e di altrettanto fascinoso c`e` nella natura."

un poemetto che, in tono malinconico, ironico, apparentemente svagato e minimalista, intende toccare invece i grandi temi dell`uomo contemporaneo. fra intimismo e riflessione filosofica.

un autoironico diario in versi che organizza in frammenti di racconto i disagi e le inquietudini di questi anni.



e` una raccolta di poesie di gianni d`elia (nato a pesaro nel 1953). la raccolta riunisce le poesie scritte negli anni 1988-91.











dopo la pluriennale immersione nella poesia virgiliana che ha dato come esito la recente, apprezzatissima traduzione dell`eneide, alessandro fo torna con questo libro a proporsi come poeta in proprio. la poesia di questa raccolta e` estremamente contigua, per forma e ispirazione, ai meccanismi della preghiera. dunque una sequenza di tentativi di accostarsi al divino, ma nello stesso tempo un acuto scrutare nell`esistenza di cose e persone; una inesausta ricerca delle particelle infinitesimali di quella sostanza angelica che abita nelle contingenze terrene e umane meno canoniche. le poesie di questo libro sono trame, filamenti che in modi anche eccentrici collegano punti disposti chissa` dove, oltre la nostra percezione, e giorni e luoghi scolpiti nelle nostre reali esistenze, senza trascurare le musiche: da chopin alle comuni battute rubate ai dialoghi quotidiani. e se di questi fili possiamo osservare solo uno dei capi, il piu` vicino, l`altro puo` forse essere intuito, riconosciuto in alcune tracce disseminate fra le pieghe dell`esperienza di ogni giorno.

con questa sua nuova raccolta cesare viviani fa un passo ulteriore nel percorso di ascolto e di meditazione che caratterizza i suoi ultimi libri. la forma e` piu` immediata. sono poesie brevi, con una sola voce, affabile e colloquiale anche nel proporre temi elevati, come i limiti dell`umano, la pulsione all`autenticita`, il confronto con l`angoscia della fine. l`"invisibile" di viviani non e` qualche cosa di trascendente, ma e` cio` che, innervato nella concretezza della natura, resta indecifrabile, incomprensibile, irriconoscibile. e dunque credere, piu` che l`oggettivazione di una fede, e` rispettare, accettare, affidarsi alla vita. in questi versi diretti e spesso sorprendenti per clausole inattese, la via maestra e` l`umilta`: rinunciare alla presunzione umana significa trovare il giusto posto di se stessi e delle cose, e sapere che tutte le esperienze, anche quelle estreme, fanno parte di un ciclo e non hanno niente di eccezionale: sono natura. sotterranea e parallela al discorso cosmico-esistenziale, scorre una riflessione poetica in cui il medesimo atteggiamento interiore vede con distacco ogni ironia narcisistica e abilita` verbale: perche` un animale nel suo habitat - dicono i versi di una poesia significativamente dedicata a mario luzi - e` piu` vicino all`"invisibile" di qualsiasi ambiziosa invenzione letteraria.

"questa piccola antologia personale di traduzioni in versi, esigua raccolta di frammenti e di schegge, se sara` presa per quel che vuoi dire, dovrebbe essere accolta come aiuto a pensare, la bellezza della parola e dell`immagine invaselinando l`accesso difficile al sepolcrale segreto dei mondi che il verso contiene. e aiuto al pensare vale viatico consolamentale per chi vive e patisce, per l`indicibile sofferenza che tutti ci inzuppa e uguaglia, per chi conscia-o-inconsciamente lancia nell`etere miti e muti e prolungati s.o.s. il titolo che ho trovato e` facile da comprendere: la tenerezza e` rara, moneta fuori corso nell`indistinzione pan-tecnologica, e nello stupore del riceverne in un pugno di versi c`e` qualcosa di specialmente strano, che somiglia a una trafittura. [...] ho pescato nel fiume di quel che ho fatto e dato in mezzo secolo di pubblicazioni, dal latino, greco antico e dimoti`ki, ebraico biblico e lingue moderne, ma dalle carte molti inediti sono emersi, li ho restaurati e una parte e` edita per la prima volta qui." (dall`introduzione dell`autore)

dopo la raccolta "opera sull`acqua", nella quale si cimentava per la prima volta con l`"azzardo dei versi", con queste nuove poesie, che incrociano alcuni temi di quel fortunato esordio poetico, erri de luca da` vita a una silloge di raggiunta maturita` compositiva. le sue poesie raccontano. raccolgono personaggi, viaggi e dialoghi. parlano di incontri e di volti. sono tracce che indicano una storia possibile o tutta gia` avvenuta in un solo gesto istantaneo ed eterno. l`amicizia, i genitori, l`amore, la napoli della sua prima infanzia, le missioni umanitarie in bosnia o in sudan. in questo libro erri de luca si racconta e si mette in gioco con poesie che trascendono sempre l`autobiografia per diventare messaggi sapienzali per chiunque apprezzi un atteggiamento di fermezza ma mai di arroganza nei confronti della vita degli uomini.

sanguineti e` noto come traduttore di versi scritti per il teatro (eschilo, sofocle, euripide, aristofane, seneca), ma le sue traduzioni coprono anche altri generi poetici che vanno dal poema didascalico alla lirica, all`elegia e all`epigramma. comune con le traduzioni teatrali e` il gusto per una parola sonora, da pronunciare. e la fedelta` al suono e al ritmo e` una regola ancora piu` rigorosa della fedelta` al senso (che pure non manca, nonostante la leggenda secondo cui sanguineti sarebbe sempre autore di riscritture molto libere o quasi autonome dal testo di partenza). le scelte di sanguineti rivelano l`aspirazione verso una "traduzione a calco" che riproduca l`originale proprio a partire da alcuni elementi formali. ma proprio in questo modo sembra emergere l`anima, cioe` la struttura profonda dei testi affrontati. testi e autori, peraltro, molto diversi fra loro: dal de rerum natura di lucrezio, amato come padre del materialismo, ai sonetti di shakespeare, di cui sanguineti esalta le profondita` manieristiche, al goethe ironico e sensuale delle elegie romane o a quello licenzioso degli epigrammi veneziani. una varieta` di temi e toni che esalta l`esercizio tecnico di sanguineti e la sua straordinaria "prova d`attore".

il meglio della produzione poetica di alessandro fo, compresa tra il 1987 e il 2001. filo conduttore dell`intera silloge e` il tono improntato a una garbata levita`, con una propensione narrativa, quasi diaristica. il colto citazionismo, pur attraversando buona parte dei componimenti, non ha mai il sopravvento: le malinconie e le tenerezze della sua poesia sono attente alla "maliosa antologia del vivere quotidiano". sono versi dove conflagrano allegria e tristezza, in cui l`pparente semplicita` dell`incedere non rinuncia a raffinatezze e a far sedimentare minimi apologhi sull`esistenza, prendendo spunto dalle statuine in terracotta del presepe o da umili oggetti della quotidianita`.


d`elia ci offre con questa raccolta il frutto di un lungo lavoro cominciato nel 1992 e continuato fino al 1998 attraverso varie metamorfosi metriche e compositive. il risultato di tanti anni di scrittura e` una sorta di "poema a diario" che intreccia gli spunti piu` disparati, lasciando che i temi scorrano liberi tra le pagine, che si alternino come sequenze in un montaggio filmico.

riecheggiando la lauda medievale e le rime di jacopone da todi, il poeta narra la sua ricerca del creatore, dell`unione perfetta con l`universo: una ricerca che e` quella dell`amore, un`unione che significa annullamento di se`. la fusione di creatura e creatore non puo` avvenire che con una rinuncia totale alle cose del mondo e a se stessi; il che, per viviani, vuol dire disfarsi non solo dei beni materiali o delle pulsioni terrene, ma anche dell`intelligenza, del raziocinio, perfino dei valori e della tensione al bene.


un libro articolato, con una compresenza di generi poetici diversi, dal lirismo della quotidianita` (i piccoli segni, le percezioni di una realta` "impoetica") ai poemetti civili, che intendono ritrovare in modi nuovi l`andamento ragionativo e affettivo di pasolini.




l`introduzione di giulio ferroni chiarisce in che senso la poesia di cacciatore rinvii a un orizzonte manieristico e barocco, configurandosi come una poesia-pensiero insieme metafisica e antimetafisica, in cui l`uso del vario repertorio di artifici metrici, retorici e strutturali non e` mai gratuito, ma sempre finalizzato a colpire la sostanza profonda della lingua, a riprodurre anche sul piano stilistico il nucleo tematico che percorre l`intera produzione poetica di cacciatore: il gioco di trasmutazione incessante in cui e` presa la realta`.







"ora serrata retinae" (1980), "nature e venature" (1987), "esercizi di tiptologia" (1992): sono i tre libri che hanno imposto magrelli, procurandogli, sin dagli esordi precocissimi, l`attenzione di lettori come calvino e citati, giuliani e porta, bernard noel e octavio paz. riuniti in un solo volume, con l`aggiunta di una scelta di nuovi testi, consentono di valutare meglio un percorso poetico tra i piu` originali degli ultimi decenni. partendo da un approccio spiccatamente filosofico, la poesia di magrelli, e` andata esplorando i mutamenti tecnologici, per arrivare di recente a una produzione piu` nervosa, contratta, che utilizza anche il monologo in prosa.



in inglese "v.", cioe` versus, significa "contro", e presuppone una battaglia sportiva, ma allude anche a un tipo di poesia che fa scontrare senza paura il drammatico e il comico, l`aulico e il plebeo, temi e stili assai diversi tra loro. il tentativo di dare un senso alla nostra epoca rappresentando le sue contraddizioni piu` vistose ha fatto di questo poemetto, apparso nel 1985, un punto di riferimento per le generazioni della cultura postmoderna.

si tratta di una raccolta di poesie scritte nel milanese rurale di un paese di confine tra le provincie di milano e di como, al limite estremo della brianza. in questa edizione compare a fronte la traduzione dello stesso autore. paesaggi di natura, descrizioni di orti, di vigneti, ma anche semplicemente un fiore, una voce ("vus"), perdono le loro connotazioni concrete e in mano al poeta divengono fonte di suggestione, tra realta` e estraneita`.


mentre stavano scrivendo la donna della domenica, fruttero & lucentini pubblicarono in tiratura limitata questa raccolta di poesie: un piccolo classico nascosto, dove ironie e poesia civile si alternano a meditazioni filosofico-narrative. il gocciolio del rubinetto, che l`idraulico non sistemera mai, diventa metafora dell`inevitabilita e della frustrazione della vita; una vacanza al circeo si trasforma in incubo consumistico; un turista cinese a milano osserva la rinascente come un arsenale del lusso; una gita con gli amici tra luni e forte dei marmi e l`occasione per riflettere su lucrezio, laplace e agostino. un percorso doppio e complementare, in cui f&l coniugano dettagli quotidiani e visione metafisica, inventando una nuova forma di scrittura a deux: laddove fruttero descrive il presente e l`ironia dell`esistenza moderna; lucentini attraversa col suo poemetto "classico" la storia, la filosofia, la cosmologia. un libro ingegnoso e modernissimo, che svela l`origine della coppia letteraria piu celebre del novecento italiano.

tra il 1916 e il 1933 marina cvetaeva compone quattro cicli di versi dedicati ad aleksandr blok, anna achmatova, vladimir majakovskij e aleksandr puskin. non sono omaggi d`occasione, ma attraversamenti vertiginosi, dialoghi "in absentia", investiture e sfide. la poesia diventa il luogo di un confronto assoluto, nel quale l`effigie dell`altro coincide con l`autoritratto, e la consacrazione del destinatario si rovescia in una dichiarazione di identita e di status. blok e l`epifania angelica e inattingibile, un dio della poesia oggetto di un`infatuazione trasognata e di un`adorazione che si muta in compianto dopo la sua scomparsa; achmatova e musa e antagonista, sovrana di un dominio poetico femminile conteso; majakovskij e il fratello dissonante, travolto dalla furia del secolo; puskin, infine, e il classico restituito alla sua forza indomita, profondamente immerso nella russia del presente e del tutto in sintonia col sentire cvetaeviano. allineati uno dopo l`altro, questi quattro cicli compongono un affresco di grande effetto, in cui la voce dell`autrice si potenzia rifrangendosi nelle poetiche altrui. ne emerge una societa dei poeti che e insieme pantheon e specchio: un quadrilatero di solitudine e splendore, dove la poesia si misura con la morte, l`esilio, la storia, affermando la propria irriducibile sovranita.

in questa nuova raccolta di patrizia valduga sono numerose le assonanze tematiche con i libri precedenti (nostalgie e solitudini, desideri e indignazioni), ma qui la meditazione sulla vita che "vola via" viene trafitta dalla tragica attualita delle guerre in corso. nel flusso di umori ed emozioni si affaccia l`urgenza di reagire alle ingiustizie di "questa eta cruenta e tenebrosa". e gli scoramenti trovano qualche ristoro - non la salvezza, ma un punto d`equilibrio - nella cura formale, nell`intensita del canto e della pulsione metrica: "poesia, e ora: prendimi per mano, / tu, gioia e gioventu di un cuore umano!" i distici di endecasillabi a rima baciata compongono l`architettura dei dissidi e l`orchestrazione delle diverse voci: "io mi sdoppio e mi striplo a mio piacere". ed ecco allora la donna con le sue passioni, la poetessa che sorveglia la qualita del dettato o battibecca con una voce interiore che col suo metronomico entrare e uscire di scena scandisce la "guerra della mente", e c`e perfino lei stessa postuma, mentre ricerca nella clessidra del tempo la sparsa polvere dell`essere. un teatro dell`interiorita che reagisce alle storture del mondo e in cui si susseguono inquietudini, ironie, sconsolati recitativi seguiti da fiere arie di vendetta: "ne ho abbastanza di angosce e di sconforti... / io voglio vendicare tutti i morti / di queste guerre vere e d`invenzione / volute da chi merita il mio drone".

l`umanita` ha le sue asprezze, la sua violenza nei confronti del mondo. e il nuovo libro di mariangela gualtieri si apre e si chiude con poesie che toccano il tema di questa ruvidezza. in una poesia ci si augura che "miglioreremo / siamo qui da poco. / ancora non capiamo / e ci agitiamo troppo. / ancora guerreggiamo". ma nelle poesie civili che chiudono la raccolta l`indignazione sembra prevalere. all`interno di questa cornice, pero`, c`e` il tesoro del selvatico, ci sono segni del sacro, c`e` soprattutto il miracolo del silenzio, in cui "tutto e` un enigma felice / voce senza voce. tutto dice / di si` mentre tace". molte di queste poesie sono punteggiate dalla presenza di animali, domestici e non, quasi presenze angeliche, tramiti per "penetrare le segrete cose". ma un altro filo conduttore della raccolta e` dato dal tempo, un`entita` che ci segna, ci modella, ma che prima o poi "scavalchiamo" per raggiungere "il tutto che rotola / intero. il sontuoso / niente del cielo". piu` che negli altri suoi libri, qui mariangela gualtieri ci parla della fine, che e` fine dei singoli corpi, fine delle "maschere", ma anche continuita` della vita. modulando la sua voce tra durezze e dolcezze, incanti e disincanti, il suo e` un invito all`attenzione e all`ascolto del visibile e dell`invisibile.

nel panorama della poesia in lingua spagnola degli ultimi anni, la voce di rafael cadenas si staglia come una delle piu` originali e profonde. il poeta venezuelano ha vinto tutti i premi piu` importanti fino ad arrivare, nel 2022, alla vera e propria consacrazione con il premio cervantes. nella sua opera, lo stupore nell`osservare il segreto delle cose e dell`esistenza si salda con una costante riflessione sull`essenza del fare poetico, in cui la parola, esatta e libera da ogni impurita`, diventa l`unica vera occasione per avvicinarsi agli altri, alla natura, al tutto. in queste sue due ultime raccolte, delle quali viene qui proposta un`ampia sintesi, scopriamo un poeta che ha letto e meditato basho`, che conosce lo zen e il taoismo, ma che conserva la lucida ironia che lo ha sempre contraddistinto. col passare degli anni, la sua poesia si e` fatta piu` trasparente, riflessiva, quasi sapienziale. il poeta si apre all`intensita` del reale, lotta contro l`inerzia delle parole e il fardello del tempo, e` sul punto di scoprire il mistero del mondo, per poi arrendersi al silenzio, all`estatica meraviglia di una realta` inespugnabile.

"stro`legh" usci` nel 1975 in questa collana, con un`introduzione di franco fortini. era il terzo libro di loi, ma fu quello che lo proietto` immediatamente, nonostante il suo dialetto milanese spurio, inventivo e non semplice, nella ristretta cerchia dei poeti italiani piu` importanti. tre anni dopo usci` "teater", sempre nella , ed era un segnale forte perche` prima di loi l`einaudi aveva pubblicato un secondo libro di un poeta italiano vivente solo in due casi: montale e ripellino. nel 1978, l`anno di "teater", usci` anche l`antologia di mengaldo "poeti italiani del novecento", che si concludeva emblematicamente con un`ampia sezione dedicata a loi, presentato come . una consacrazione che sarebbe stata confermata negli anni successivi da tutta la critica, dal pubblico e dal mondo stesso dei poeti di cui loi e` diventato un punto di riferimento ineludibile. questi due libri fondamentali, "stro`legh" e "teater", non erano piu` disponibili da tempo. li riproponiamo ora uniti in un solo volume, come due ante di uno stesso flusso poematico-teatrale che mette insieme ricordi d`infanzia, realistiche descrizioni di milano e soprattutto personaggi indimenticabili. prefazione di giancarlo consonni.

la collana offre periodicamente uno sguardo sulle nuove generazioni della poesia italiana. e ogni volta la scelta dei poeti antologizzati e` affidata a un curatore diverso: questo e` il turno di maurizio cucchi, una delle piu` affermate voci poetiche italiane e acutissimo critico. la sua scelta e` stata quella di selezionare pochi autori, solo cinque e tutti nati fra il 1968 e il 1973, assegnando loro uno spazio cospicuo con sillogi di ampio respiro, che possono testimoniare la solida maturita` espressiva raggiunta da questi poeti.

questa nuova raccolta di poesie di chandra candiani nasce da un`esperienza reale: l`abbandono di milano e il trasferimento in una casa su un alpeggio piemontese in mezzo a un bosco. non che chandra non avesse un forte rapporto con la natura anche da "cittadina", ma quando le relazioni diventano fisiche, quando gli alberi e gli animali ti circondano, li vedi e li puoi toccare, vivi con loro, le sensazioni raggiungono un`intensita` diversa, e le poesie che nascono da questa esperienza, pur nella continuita` delle caratteristiche stilistiche e di pensiero, propongono una svolta, per esempio dissolvendo progressivamente i residui autobiografici e registrando i dati del mondo esterno e delle sue sofferenze con un sentire tanto piu` intimo quando piu` defilata e` la posizione di ascolto. nella poesia che apre la raccolta il personaggio che dice io entra in un bosco accompagnata da un puma e da un lupo: . e la bambina che conosciamo dai precedenti libri di poesia di chandra, accompagnata da due angeli del mondo selvatico. poesia dopo poesia trovera` il giusto equilibrio e le giuste distanze di rispetto per vivere nel contatto costante con la natura. e imparera` a farsi attraversare dalla luce, dal vento e dal respiro di ogni essere vivente. imparera` a far parte della pulsazione collettiva che ogni bosco e`.

questo di daniele gorret e` un libro particolare, monotematico, tutto dedicato ai resti, a cio` che rimane per poco o per molto tempo: una pietra che resiste dal paleozoico, il cadavere di un passero che invece fra pochi giorni non ci sara` piu`, un vecchio quaderno di scuola, un disco dei nonni, i peli di un cane morto da anni che ogni tanto riemergono da un tappeto o da un cuscino dismesso... la reliquia e` un concentrato di vita vissuta, di memoria, di dignita` con cui viene attraversato il tempo. ma e` anche un oggetto, sempre in bilico tra il museo e la pattumiera. e un corpo, un corpo esposto e predisposto alla devozione. cosi` gorret snoda questa raccolta di poesie come un rito atto a evocare l`essenza piu` profonda della vita e della morte.